TSCHINGIS AITMATOV
Il battello bianco
gli alianti
208 pagine, € 14,50
Ministro di
Gorbaciov durante la Perestroika, ambasciatore
della Kirghisia in Lussemburgo e in Belgio,
Aitmatov, classe 1928, è una delle figure di
massimo spicco mai espresse dal popolo kirgiso.
In lui combattono anime diverse, perfettamente complementari
l’una all’altra. Come diplomatico ha
sostenuto in sedi prestigiose, come ONU,
CEE e UNESCO, cause e battaglie in difesa delle
minoranze etniche. Come politico è stato fra i
pionieri, negli anni Cinquanta, dell’ambientalismo e
del pacifismo. Ne danno testimonianza numerosi
colloqui, pubblicati su riviste o in pamphlet,
con i guru delle culture alternative americane,
europee e giapponesi. Nei suoi romanzi,
pieni di nostalgia, lirismo e passionalità, il
destino degli uomini si misura con i contrasti fra tradizione
e progresso, pregiudizio e libertà, bellezza e
degrado. E sono fra i più letti nel mondo.
Il battello bianco è il suo
romanzo più importante. |
“Aveva due favole.
Una sua, di cui nessuno
era a conoscenza.
E l’altra, quella che raccontava il nonno.
Poi, non ne rimase niente.
È questa la storia”.

Nelle foreste della
Kirghisia, tra magnifiche montagne, c’è un posto di
guardia, un pugno di case affacciate sul torrente.
Ci abitano tre famiglie e un unico bambino, con la testa rotonda sul
collo magro e le orecchie a sventola. Un
bambino rimasto senza genitori,
affidato alle cure di nonno Momun.
Il bambino aspetta con ansia il passaggio dei pastori, per giocare con
i loro figli intorno ai falò; si tuffa nel torrente sognando di trasformarsi
in pesce e nuotare fino al lago, incontro al battello bianco
che contempla ogni sera, con il binocolo, dalla cima del Monte
Sentinella. Ammira i lavoratori del sovchoz e impara a schivare
Orozkul, la guardia forestale, che quando beve diventa violento.
Si addormenta ascoltando dalla voce del nonno le leggende della
Valle di San Taš: echi di antiche battaglie lungo il fiume Enesaj, una
grande cerva bianca che raccoglie due
bambini smarriti e li porta lontano, a fondare una nuova stirpe.
Un pomeriggio d’autunno le cornacchie gracchiano forte. Orozkul e nonno
Momun marciano nella foresta, ciascuno
immerso nei propri pensieri. Orozkul ha propositi loschi, il vecchio è
costretto a seguirlo. Al rombo del
torrente, cresce la tensione tra i due, gli scatti dispotici di Orozkul
esasperano il nonno. Il nipote lo aspetta da
ore davanti alla scuola.
In un crescendo orchestrato alla perfezione, paure nascoste, speranze
selvagge brillano per un attimo in tutta la
loro forza, e ripiombano nelle crepe della realtà.
Il bambino sogna cerbiatti, gli adulti si arrendono, complottano. E il
delitto si consuma in una notte: la notte del
battello bianco.
Con l’impeto e la visione di un grande narratore, Aitmatov mette in
scena una tragedia universale, lo scontro tra
slancio vitale limpido, gioioso e meschinità greve, cieca, disperante.
Il battello bianco è una
testimonianza fondamentale sulla necessità di non scendere a compromessi,
per salvare tutto il bene che può
esserci.
Un romanzo appassionante sulle delizie del mondo, la vischiosità del
male, la forza e la fragilità della purezza.
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