Bangalore

Radici e futuro di una straordinaria città

Bangalore, metropoli dal cuore antico (nono secolo a.C.), trampolino del futuro tecnologico dell’Asia.
Sdraiata sull’altipiano di Mysore, nell’India centro meridionale.
Con i suoi 6 milioni di abitanti, è la quarta città del Paese.
Bandiera della New India, come celebra Newsweek.
Luogo di contrasti, sbalzi, disuguaglianze enormi.
Come San Francisco o Los Angeles, ma più sporca e più simpatica.
Baraccata e piena di marmettoni di Carrara.
Vetuste casette color pastello accanto a cristalli spessi tre dita.
La gente passeggia con aria da "non mettiamola giù dura".
Ostenta, chiacchiera volentieri di borsa che schizza alle stelle, ma non è disposta a scherzare sulle cose dei nonni.
Né pare aver fretta di liquidare il passato.
Gli ingegneri di Infosys - colosso informatico che fa backoffice per mezzo mondo - non parrebbero solamente al soldo del soldo.
Per essere più seri: Bangalore è al secondo posto in India per indice di alfabetizzazione, al primo per tasso di sviluppo economico e tecnologico.
Non è un mistero che il distretto di Bangalore è considerato la Sylicon Valley dell’India.
Ed è a Bangalore che, nel 1905, è stata venduta la prima lampadina elettrica dell’India.
Nel 1903, la prima automobile attraversava le vie sgangherate della città.
Negli anni Cinquanta, il governo ha insediato qui, al riparo dal Pakistan e da altri occhi indiscreti, il quartier generale del settore aerospaziale.

Oggi, Infosys e Wipro sono fra le realtà più solide nel’IT a livello mondiale.
Entrambe hanno sede nella cosiddetta Electronic City.

Biocon, invece, pur se meno nota e non quotata alla borsa di New York, è ormai leader in tutta l’Asia nel settore biofarmaceutico.
La pilota la donna più ricca dell’India: Kiran Mazumdar-Shaw.
Tecnoavanguardie a parte, è difficile capire fino a che punto la globalizzazione stroncherà le radici apparentemente così solide e antiche di questa città.
Di sicuro, il mercato non è in mano alle solite griffe che omologano il centro città di mezzo mondo.
Per le strade, l’inquinamento è più evidente ma meno micidiale del nostro.
I genitori non hanno rinunciato a educare.
I servitori di ieri si fanno dignitosamente strada nella vita.

Avviano piccole imprese, lavorano come matti.
Il clima è temperato, grazie ai 1000 metri di altezza.
Basso rischio sismico, addirittura qualche bacino lacustre, vegetazione rigogliosa.
C’è perfino chi definisce Bangalore una città giardino.
La domenica è ancora tradizione passeggiare. Chiacchierare. Pregare.
Ma plastica e rifiuti non risparmiano neppure il più lussureggiante degli angoli.
Bangalore è anche punto di riferimento per chi si occupa di spiritualità e di antichità indiane.
Lo stile dravidico dei templi indù si staglia in mezzo a grattacieli di color rosso mattone.
Le scuole sono eccellenti, non sono privilegio di pochi. Lo studio è accessibile a molti.
Sport di riferimento: cricket. Cinema autoctono e in piena crescita (Kannada Movie).
Ed è tappa obbligata – di grande soddisfazione, vista la risposta dei giovani - nei tour asiatici delle rock star semi-stagionate. Mark Knopfler, Bryan Adams, e i Rolling Stones hanno dovuto replicare le date.
Se anche le delusioni spingono qualcuno a rinunciare, a cercare fortuna in un luogo meno sulla cresta dell’onda, questo è certamente un angolo del mondo dove c’è ancora quasi tutto da fare.
La ricchezza per ora concentrata in pochi settori si può spalmare in mille rivoli, si tratta solo di partire con il piede giusto.
E’ un caos pieno di vita, per ora, quello di Bangalore, pieno di futuro.
Di sicuro, qui, ci sono tonnellate di materia prima per un grande romanzo.


Home page


Lavanya Sankaran

Il tappeto rosso
Storie di Bangalore