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Gaétan Soucy Gaétan Soucy è nato nel 1958
a Montréal, dove insegna filosofia all'università. Grazie a questo suo terzo romanzo, tradotto in dodici
paesi, è considerato fra i massimi scrittori canadesi di oggi. |
"Per essere figli di
mio padre, bisogna avere una bella cotica e non temere le sorprese, ecco
dove volevo arrivare. Va detto che papà mi considerava la più intelligente dei suoi figli, come credo di aver scritto, e che io me ne stavo buona buona col naso nei miei dizionari, oppure coglievo fiori canticchiando sottovoce la musica delle fate, le rose canine sono belle nel fango accanto alle zucchine, io non passavo il tempo a gingillarmi con i coglioni come chi sapete. Le mie mani sono piene di grazia, non so se ho scordato di dirlo, simili alle onde d'ovembre sullo stagno, perché conosco anche il nome dei mesi, tutti i miei amici sono parole". Una voce fresca, armata di un linguaggio assieme rozzo, forbitissimo e serenamente sconcio, ci calamita nel cuore di una storia sorprendente. Una vasta tenuta di campagna, ai margini del bosco. Un vedovo tirannico e folle lascia, alla morte, due figli totalmente isolati, selvatici, spiazzati di fronte al mondo: tutto quello che sanno degli uomini viene dalle sue parole, o dai romanzi cavallereschi scovati in biblioteca. Costretti, letteralmente, a "prendere l'universo in mano", imparano a interpretare la realtà - dai piccoli dettagli ai misteri (micidiali) lasciati in sospeso dal padre. Quel che trapela dalla gente del paese non incoraggia, quel che scopriamo nell'immensa proprietà è un ulteriore, orribile segreto. Che ha reso folle il padre. Eppure... La bambina che amava troppo i fiammiferi è un thriller fuoriclasse, dove terribile e sublime, comico e passionale, remoto ed eterno si trasformano in una gloriosa festa della parola. Della lettura. Che a ogni nuovo giro rivela nuovi aspetti, perle inafferrabili a prima vista.
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