home page breve storia di marcos y marcos appuntamenti prossimi libri catalogo corso di editoria home page

PEDRO LEMEBEL

Baciami ancora, forestiero


PEDRO LEMEBEL
Baciami ancora, forestiero e Ho paura, torero: il successo degli incontri di Mantova

Pedro Lemebel a
Fahrenheit
radio 3


Ana Ciurans
 
Blow up
 
intervista 

Il Manifesto

L'Unità


Liberazione
(file pdf)

Lemebel_IlSole24ore.gif (1159941 byte)
Il sole 24ORE

Vanityfair24sett08.gif (315214 byte)
Enrica Brocardo
Vanity Fair 

intervistaLemebel_IlVenerdì.gif (574607 byte)
Brunella Schisa
Il Venerdì di Repubblica

Baciami_RollingStone.gif (563970 byte)
Franco Capacchione
Rolling stone

carta.gif (1094354 byte)
Carta

Baciami_XLsettembre08.gif (120968 byte)
XL - La Repubblica

Baciami_Marieclairesett..gif (122196 byte)
Marie Claire

L'Espresso

Gazzetta di Mantova

Baciami_grazia.gif (277394 byte)
Grazia

 

WUZ.it Anna
Marco Belpoliti
L'Espresso
s
ettembre 2009

Commozione e divertimento sono le emozioni che si provano leggendo il libro di prose di Pedro Lemebel, Baciami ancora, forestiero, composto di pezzi provenienti da diverse opere dello scrittore cileno. Ci si commuove e si piange; e poi si ride sino a piangere di nuovo, perché è alle lacrime che evidentemente mira Pedro. Le lacrime esprimono un aspetto della personalità umana pre-verbale, che sfugge ad ogni altra codificazione: quando si piange non si riesce a parlare. Le lacrime riguardano gli amanti, ma anche i bambini e gli anziani, gli unici che ancora si commuovono (una volta accadeva anche alle donne). Lemebel è una icona del PopCamp: artista visivo, performer, giornalista, scrittore, che fa del frocismo una chiave di lettura della realtà. Si leggano gli straordinari pezzi apparsi sui giornali dell’opposizione cilena che 

 

chiudono il volume, da L’inaugurazione del Museo della Solidarietà ad Arrivando a l’Avana, scritti memorabili per umorismo, causticità e umanità. Lì Pedro fa a pezzi una destra sudamericana, mettendola letteralmente a nudo nei suoi tic e nelle sue manie sessiste e fasciste. Lemebel si mette sempre al centro del racconto, in prima persona, e usa la froceria come un’arma a doppio taglio: ferisce, ma nel contempo ne è anche ferito. Mentre si ride, ci si commuove infatti per la sua umanità, la sua grande umanità. E ci si domanda, perché non c’è in Italia uno scrittore Pop come lui, provocatorio e spiritoso, irriverente e melò, un vero travestito della penna, e non solo per finta? Forse perché noi siamo troppo tradizionali, forse perché la cultura italiana è troppo intrisa di maschilismo, forse perché solo un sudamericano sa essere così sentimentale. Leggere Lemebel fa bene al cuore e alla testa. E forse non solo a quelli. Chi non conosce Lemebel, corra a comprare questo volume e anche il romanzo Ho paura torero. Due libri da non perdere.

Enrica Brocardo
Vanity Fair 

settembre 2008

Vecchia checca a chi?

A Mantova girava con foulard in testa e tunica, ma non fatevi ingannare dalle apparenze: perché la frivolezza, per Pedro Lemebel, è un’arma rivoluzionaria di  In uno dei racconti di Baciami ancora, forestiero (Marcos y Marcos, pagg.149, € 13,50)  appena presentato al Festival della Letteratura di Mantova, lo scrittore cileno Pedro Lemebel racconta la detenzione del ballerino omosessuale Gastón. Il colpo di Stato ha portato al potere Pinochet e ucciso quel sogno di Allende che Gastón ha sostenuto, mettendo «il proprio cuore sulle punte». In prigione porterà costume e asciugamano e si ostinerà a prendere il sole disteso a pochi metri dal filo spinato. Perchè, dice, «le minoranze elaborano forme alternative di contestazione, usando come arma l’apparente superficialità». La stessa arma che usa Lemebel, e che lo ha reso un simbolo della resistenza delle minoranze culturali e delle maggioranze povere. Cosa che lui civettuosamente nega. Preferendo, durante il nostro inconro a Mantova, i discorsi sui foulard e sull’amore.

La frivolezza come resistenza. Perchè?

«Più che frivolezza, ironia. È facile sembrare rabbioso e rivoluzionario quando parli di omosessualità, emarginazione, povertà...Ma con questo look da madre Teresa (Lemebel indossa una specie di tunica e un foulard sulla testa, ndr) tutto si stempera. Chi mi vede, pensa: “A chi potrebbe far male questa vecchia signora?”. Invece la mia è una risata che morde».

 

Come ha cominciato a scrivere?

«Per le cicatrici lasciate dalle risate degli altri, di derisione. La gente pensa che io sia una vecchia checca. E non uso la parola gay perché mi riferisco a un’omosessualità debordante, vistosa, piumata».

Prima di scrivere che faceva?

«Un po’ di tutto, cara. Piccoli traffici...Per sopravvivere si fanno tante cose. Ancora oggi non mi sento proprio uno scrittore. La gente mi considera più un personaggio: un parrucchiere, un attore, uno stilista».

Forse dipende dai suoi vestiti. Dove li compra?

«Nei negozi di usato. La moda non mi interessa, mi basta stare comoda. Ma posso anche trasformarmi in Frida Kahlo (mi fa vedere una foto dove ha lunghi capelli neri e sopracciglia congiunte, ndr). Mentre in Internet divento Selva Ramirez, di giorno studentessa e di notte barista. In chat ho fatto innamorare un giovane argentino».

E lei è innamorato?

«L’amore, quello corrisposto, non lo conosco. Qui a Mantova ho perso la testa per un ragazzo. Capelli mori e occhi che fanno paura a sognarli».

E che cos’è successo?

«Ha visto questa signora lasciva ed è scappato via spaventato».

 

 

Antonella Ottolina
Anna

settembre 2008

La Fata dell’angolo legge solo i giornali di moda, si dà le arie con occhiali da gatta, fa la seducente anche quando mangia. Non ha testa per la politica, anche se, nella Santiago di Pinochet, è difficile non far caso agli spari. La Fata è un travestito e di Carlos s’innamora all’istante. Lui è studente in non si sa cosa; l’importante è fingere di credergli quando dice che, dentro le casse con cui le riempe la casa tutta trine e svolazzi, ci siano solo libri. Per un amore che più puro non si può, la Fata accetta mezze verità e molti più pericoli. Questo libro di Lemebel – gioioso e drammatico, meravigliosamente sovversivo e dalla fantasia screanzata – lo vorrebbero tutti i registi. Ma è più probabile che lui – fotografo, cineasta, performer – un giorno se lo girerà da sé.

 

Francesca Lazzarato
Il Manifesto
settembre 2008

Lemebel, forme brevi su stoffa preziosa

Hanno ragione i suoi editori, quando parlano di lui nella premessa a Baciami ancora, forestiero (Marcos y Marcos, pp. 149, euro 13,50) appena presentato al Festival di Mantova: Pedro Lemebel è un incantatore. Lo si capisce appena compare nell’atrio dell’hotel di cui è ospite a Roma (oggi alle 18 ha un reading al Cervantes in piazza Navona), attirando con ironica noncuranza tutti gli sguardi, provocazione vivente in tunica beige e calzoni assortiti, un foulard che incornicia il viso bruno e arguto. A guardarlo vengono in mente i versi del Manifiesto che, letto per la prima volta nel 1986 durante la manifestazione del Partito Comunista cileno, rappresentò in certo senso l’inizio della sua carriera letteraria: «Non ho bisogno di travestimenti/Questa è la mia faccia/Parlo in nome della mia differenza…».E la sua faccia (non quella del «personaggio» che può sembrare, ma della persona che è, capace di coniugare una malinconica gioia di vivere con una grande lucidità) Lemebel l’ha messa in gioco senza esitazioni, diventando il geniale performer che con Francisco Casas ha fondato nel 1987 Las Yeguas de l’Apocalipsis e realizzato oltre 800 serate in cui il corpo, le immagini, le voci, gli oggetti interagivano per denunciare, inquietare, ricordare.

Negli anni della dittatura Las Yeguas hanno agitato le acque scure della Santiago pinochetista, finchè la placida palude della Concertación  non le ha inghiottite e messe a tacere. È stato alora che Pedro Lemebel ha aggiunto un altro tassello al puzzle della sua identità di ragazzo povero dei quartieri popolari di Santiago, di marica costretto a misurarsi con la violenza e il dileggio («ho cicatrici di risate sulla schiena»), di grande artista visuale. È subito dopo la sparizione delle Yeguas, nel ’95, che esce La esquina es mi corazón, la prima raccolta delle sue cronicas, modernissime cronache urbane scritte per essere lette ai microfoni della femminista Radio Tierra o per comparire sui giornali dell’opposizione, rigorosamente autentiche eppure trasfigurate fino ad apparire puro cuento, grazie a una scrittura sorprendente che è la vera cifra di un autore mai banale, capace di «lavorare» il linguaggio come una stoffa preziosa. A quel libro ne sono seguiti altri sette, tra cui il magnifico romanzo Ho paura torero (Marcos y Marcos 2004), per arrivare a questa antologia in cui si mescolano testi inediti e altri già apparsi nei volumi editi da Planeta.

«Sì, è cominciato tutto col Manifiesto. Non solo è stato pubblicato su “Pagina Abierta”, ma mi hanno pagato! E io scrivo anche perché mi pagano» dice allegro 

 

Lemebel, che è oggi fra i più popolari autori cileni.«Ma non ho niente in contrario se i miei libri vengono scaricati gratis dalla rete, o se vengono piratati e venduti agli angoli delle strade. In Cile i libri costano più o meno come una settimana di salario, e la pirateria è nell’ordine della cose. A me sta bene che i miei scritti circolino, vorrei che andassero in giro come la letteratura de cordel, quei fogli stampati che i cantastorie appendevano a una corda da bucato».A parte l’unico romanzo, del resto, tutto quanto Lemebel scrive è connotato da una benedetta brevità: prose succinte che raccontano la vita quotidiana – incontri, amori, lampi di desiderio -  e non dimenticano quello che in troppi sembrano voler dimenticare: i nomi e le facce della dittatura, le ombre dei desaparecidos. Perché in Cile, a differenza della vicina Argentina dove si cominciano a elargire ergastoli ai repressori di un tempo, i conti con il passato sono in gran parte da fare.«Gli assassini di Victor Jara, per esempio, li conoscono tutti, ma sono in libertà e nessuno li persegue. La destra non ha più il potere, ma ha comunque “un” potere, c’è un patto che garantisce non solo l’impunità ma la permanenza in luoghi chiave come la televisione, ancora in mano ai padroni di un tempo: rivediamo ogni giorno le stesse facce di allora, quelle che hanno messo sorrisi e bugie al servizio della dittatura. Anche per questo in televisione non vado più: sanno benissimo che non ci sto a far finta di niente».Grande amico di Gladys Marìn (la segretaria del Partito Comunista morta un anno fa), Lemebel è innegabilmente uno scrittore politico, e non solo perché non vuole rinunciare alla denuncia: tutto quanto dice o scrive – persino quando parla d’amore, come nelle lettere che appaiono in Baciami ancora, forestiero – rivendica rispetto per le minoranze, per la pluralità dei modi di esistere e amare.«È la cosa che più mi sta a cuore, ma non voglio essere la Eva Perón delle locas, degli omosessuali, dei marginali, anche se tutto questo fa parte della mia storia. L’etichetta di cantore della marginalità mi sta stretta: in primo luogo perché non sopporto che mi dicano cosa devo fare, e poi perché sono aperto a tutte le possibilità. Inoltre dubito che esista una letteratura omosessuale: esiste caso mai una sensibilità omosessuale, come ha detto lo scrittore messicano Carlos Monsivais nel presentare un mio libro. La prova sta nel fatto che i miei lettori non sono contraddistinti dall’orientamento sessuale, e in maggioranza sono donne». Il suo legame con il femminile è del resto quasi amoroso, suggellato dall’aver sostituito anni fa il cognome paterno con quello della madre. E proprio di sua madre parlano alcuni capitoli di Serenata cafiola, ultima sua opera che uscirà in Cile per Planeta ai primi di ottobre: un libro pieno di ricordi e di musica, da Victor Jara a Mina, da Chavela Vargas a Charly Garcia, quella musica che ha segnato le tappe della sua vita, e di cui è intrisa la sua prosa, libera e audace come lui.

 

Cristina del Piano
Gazzetta di Mantova

settembre 2008

La musica, il Cile di Augusto Pinochet e le rivendicazioni della comunità omosessuale

 

Lemebel, impegno e poesia

Con l’autore un viaggio tra arte e passione civile

Teatrale, sensibile, irriverente. Capace di rovesciare anche le consuetudini del festival. Pedro Lemebel arriva infatti mezz’ora prima e si mette subito ad autografare libri tra i fan. È una nuvola bianca in mezzo alle t-shirt multicolor. Bandana, scarpe e caffettano sono come la neve. E se nel suo ‘Ho paura torero’ ha mescolato superbamente satira, amore e politica, anche l’incontro di ieri si è trasformato in un viaggio tra memoria e passione civile. Un itinerario virtuale, affidato ai gesti e alla forza della parola, capace di attraversare la dittatura di Augusto Pinochet e raccontare dei tanti desaparecidos. Ma il tono è lieve. In mezzo ci sono anche musica, aneddoti su travestiti passionali e poesia. Tra un sorriso e un colpo di ventaglio.

E si parte proprio da uno dei libri forse più amati dai cileni (‘Ho paura torero’ è stato il più venduto nel 2001). E quando Luca Scarlini apre una finestra su quell’universo fantastico creato dalla penna di Lemebel è un po’ come entrare nella ‘casetta macilenta’ della Fata dell’angolo. Si, il travestito canterino protagonista di quella che forse si può definire una favola rivoluzionaria. L’atmosfera di guerriglia è mitigata da quel nido pieno di scialli, tappeti, fiocchi e drappeggi. Ma ci sono anche le canzoni.«Si - racconta l’autore - la musica è molto legata alla mia scrittura. A casa mia non c’erano libri, chissà quante volte l’ho detto, ma 

c’era il suono della radio. L’ascoltavano mia zia e mia nonna mentre erano indaffarate nei lavori di casa». Una vera passione, questa, per Lemebel (il titolo del libro è quello di una canzone).«Forse ero nato per cantare…ma la voce non è bastata». Il pubblico nel cortile di San Sebastiano segue quello che ormai sembra quasi un film. Lemebel confessa di essere rapito pure dalla città:«Ho fatto tardi ieri. Troppi piaceri:cibo, vino, alcol. Non droga però – e scherza - … perché non c’era». Non solo. Butta lì un «Baciami ancora mantovano» modificando il titolo dell’ultimo libro (Baciami ancora, forestiero (Marcos y Marcos). E, mantenendo il tono giocoso, rivela persino una folgorazione avvenuta poche ore prima.«…Ho visto occhi di un giovane mantovano che si possono soltanto sognare».Il pubblico ride divertito. Poesia, teatro. C’è un po’ di tutto.

 

Si parla di omosessualità anche negli anni della dittatura «ma la repressione in Cile non era brutale come in Argentina». Poi racconta di una sua esperienza alla tv cilena quando rese omaggio a tutte la donne torturate sotto la dittatura Pinochet in nome della sorella dello stesso conduttore.«Mentre lei veniva torturata – spiega – lui era al compleanno del generale».

E poi via attraverso gli anni del teatro. «Noi ci esibivamo – commenta Lemebel – ma non sapevamo che quelle si chiamavano performance. Eravamo le ‘Cavallone dell’apocalisse’, un nome che dava l’ impressione che si arrivasse in mille. In realtà eravamo due omosessuali poveri e denutriti. Un collettivo formato da due sole anime – sorride – abbiamo capito in seguito che producevamo arte, all’epoca non ce ne rendevamo conto». E i ricordi continuano.

«Volevamo rifondare l’Università – racconta – e ci siamo entrati nudi a cavallo». Arte e impegno civile. Come ballare a piedi scalzi su una cartina geografica del paese piena di vetri «ma non usciva una sola goccia di sangue – perché eravamo poveri e scalzi. La callosità dei nostri piedi impediva qualsiasi ferita».

 

Michele De Mieri
L'unità
agosto 2008

Lemebel, lo scrittore barocco che fa incontrare Pasolini e Almodóvar

Il cileno è tra i più attesi al Festivaletteratura

Nel suo ultimo romanzo, «Baciami ancora, forestiero», l’incontro tra lo scrittore e il regista è la celebrazione di uno stile romantico e visionario

Tra la significativa schiera degli scrittori di lingua spagnola che saranno tra pochi giorni a Mantova il più atteso è di sicuro il cileno Pedro Lemebel. Ancora più di Eduardo Galeano e Carlos Fuentes, più di Leonardo Padura Fuentes o del grande basco Bernardo Axtaga, sarà questo scrittore nato negli anni Cinquanta «povero e maricón», in una casa in cui «non c’era nemmeno un libro, e se entrava un giornale, era avvolto intorno alla carne» a trasformare un normale incontro con l’autore in una performance teatrale, in una dimostrazione di vitalità della letteratura. Lemebel, connazionale e quasi coetaneo del gigante delle lettere cilene, Roberto Bolaño, è l’autore di una serie di testi che l’editore Marcos y Marcos ha compilato pescando tra le decine e decine di scritti, sparsi tra raccolte e interventi su riviste, che coprono un arco di tempo molto ampio: dal 1991 ad oggi. Così, dopo il romanzo Ho paura torero, ecco Baciami ancora, forestiero: un libro che evoca un fantastico incontro tra Pier Paolo Pasolini e Pedro Almodóvar, e suggella la definitiva celebrazione dell’invenzione linguistica, di un barocco emotivo che fa dell’autore un perfetto compagno di strada di altri irrequieti dei generi, letterari e sessuali, come gli argentini Manuel Puig e Copi.

Secondo lo stile di Lemebel, Pinochet con la sua cupa e cattolicissima dittatura, i primi anni della democrazia concessa e sotto tutela, la vita culturale di Santiago, 

l’amore che accende passioni e versi, così come l’occasionale marchetta, non possono essere raccontati che attraverso una trasfigurazione: gli eventi storici diventano una visione assurda, una elaborazione ubriaca che mescola romanticismo e comico, lucide analisi antropologiche e versi da rancheras.Si può combattere, annichilire la dittatura e insieme destabilizzare anche i «compagni» confinati in una remota regione del nord del Cile, che se ne stanno ore ed ore al sole: così fa Gastón, scenografo omosessuale sostenitore di Salvator Allende, che, con la sua pratica, trasforma il campo di detenzione in una sorta di spiaggia di Rio de Janeiro: «A volte le minoranze elaborano forme alternative di contestazione, usando come arma l’apparente superficialità», scrive Lemebel. Quel misto di distacco sarcastico e di forte partecipazione emotiva genera il resoconto straordinario dell’inaugurazione del museo della solidarietà dedicato a Salvator Allende, un evento che finisce per perdere ogni valore memoriale per trasformarsi in una sfilata del mondo della politica e dello spettacolo di Santiago, con la gente assiepata ad avvistare i vip mentre questi a loro volta attendono l’arrivo di Yoko Ono, e cosi l’immagine della ribellione sessuale di lei e Lennon si lega, per lo scrittore, ai giorni della speranza del fronte di Unità Popolare. Una letteratura, uno sguardo en travesti che regala perle di giornalismo ironico, come il brano sui parrucchieri, oppure una lucida disamina del potere seduttivo della cocaina nella società contemporanea. Quattro bellissime lettere d’amore e un paio di resoconti delle partecipazioni movimentate di Lemebel a manifestazioni letterarie alla presenza del locale sindaco di destra, completano questo volume che non è indebolito neppure dall’ultimo estremo tentativo di difendere il mito di Cuba. Questo poeta, questo teatrante di se stesso, questo cronista del Cile contemporaneo sarà a Mantova venerdì 5 settembre: scommetto che ci sarà da ridere e forse anche da versare qualche lacrima.

Scheda del libro

Home page