Gogol', Dostoevskij, Tolstoj

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Biografia

Hanno frequentato spesso, scrivendo, i territori vasti e indefiniti della follia, e tre matti sono i protagonisti dei loro tre racconti scelti e tradotti da Paolo Nori nel piccolo libro intitolato, appunto, Tre matti.
Erano anche loro, come uomini, un po’ matti, almeno per i canoni della scienza allora emergente, la psichiatria?

Chissà se il delirio che Gogol’ così dettagliatamente descrive nelle Memorie di un pazzo l’ha accompagnato a volte nelle vie di Roma, dove si sentiva “più vicino al cielo”, o al ritorno dal suo viaggio a Gerusalemme, quando decise di dare alle fiamme Le anime morte; chissà se i suoi studenti, per il breve periodo in cui insegnò, lo liquidarono come un tipo che non c’era tutto con la testa.

Dostoevskij preferiva definirsi libero e di conseguenza responsabile, non si assolveva per infermità mentale dalla dipendenza dal gioco d’azzardo, e le sue crisi epilettiche, di cui prendeva diligentemente nota, erano strade dirette verso visioni mistiche a cui non avrebbe mai rinunciato.

Cosa concluse Cesare Lombroso, quando andò a trovare Tolstoj a casa sua per “studiare i fondamenti patologici del genio”? Contrariamente alle sue aspettative, lo trovò in gran forma, agile e sportivo. Tolstoj dal canto suo sospettò fin da subito che Lombroso “volesse trovarlo pazzo”, e si trovò addirittura a salvare il criminologo, che stava annegando in un laghetto, sollevandolo per i capelli a braccio teso. Considerava i medici “una setta ripugnante” e nel suo diario annotò: “È venuto Lombroso. Vecchietto ingenuo e limitato”.