Alfred Andersch

Alfred Andersch_PRESA DA GOOGLE

  • Data di nascita:4/02/1914
  • Luogo di nascita:Monaco di Baviera
  • Nazionalità:Germania

Biografia

Da ragazzo, Alfred Andersch doveva essere un sognatore a caccia di avventure, un Huckleberry Finn piuttosto timido.
Nasce a Monaco, nel 1914, in una famiglia segnata dalle propensioni politiche del padre, convintissimo sostenitore del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi.
Impiegato in una libreria antiquaria, babbo Andersch torna dalla Prima guerra mondiale carico di decorazioni e ferite: la sua salute si deteriora nel giro di pochi anni, di pari passo con la posizione economica e sociale. Alfred gli dà due grandi dolori: si rivela un pessimo studente, e si iscrive diciassettenne al Partito dei Giovani Comunisti. Se la cava benissimo, invece, come apprendista libraio. Ma dopo tre anni di duro lavoro, rimasto disoccupato si tuffa nella militanza politica e si rivela un eccellente organizzatore: nel giro di poco è ai vertici del partito. La sua fulminante carriera gli costa quasi due anni di internamento a Dachau. E sono, paradossalmente, gli ottimi contatti del padre con le alte sfere del Partito a permettergli di tornare un uomo libero. Da allora, Andersch si impegna a difendere le libertà civili con il mezzo che padroneggia meglio, la scrittura. Per tutta la carriera di narratore, saggista, e drammaturgo, direttore di riviste – cui contribuiscono tutti i nomi “buoni”della cultura tedesca di quegli anni – Andersch si sofferma sulla tirannia come male sociale diffuso, da combattere in tutte le sue manifestazioni. Non a caso, durante un’azione lungo l’Arno, nel 1944 diserta dalla Wehrmacht. Molti fra i personaggi dei suoi romanzi, da Le ciliegie della libertà a La Rossa a Zanzibar o l’ultimo perché, fanno dell’opposizione una bandiera: si ribellano, disertano, spariscono, si oppongono in ogni modo.
A partire dal 1958, Andersch vive prevalentemente a Berzona, in Canton Ticino.
Assieme alla moglie Gisela compie numerosi viaggi in Norvegia, Svezia e Islanda. La sua curiosità per le terre estreme lo porta a partecipare a una spedizione in Artide, per girare un documentario. Muore nella bella casa di Berzona, nel febbraio 1980, poco dopo aver terminato la stesura di Il padre di un assassino (Marcos y Marcos 2005), che considerava il proprio testamento spirituale: pubblicato l’anno seguente, questo magistrale apologo autobiografico sarà un successo clamoroso.
Oggi Andersch viene considerato uno dei grandi scrittori tedeschi del Novecento.
Come Brecht, Dürrenmatt e Böll, con cui peraltro ha fondato il Gruppo 47, è fra gli strenui “ammonitori” di questa nostra società falsamente democratica, quando non totalitarista, votata alla spersonalizzazione dell’uomo, alla sua perdita di contatto con la terra.
L’anno scorso, l’editore Diogenes ha iniziato un cospicuo lavoro di rilancio dei testi narrativi, critici e teatrali di Andersch, ultimando anche l’edizione delle opere complete.

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«I miei libri hanno un solo obiettivo: raccontare i lampi di libertà che ciascuno di noi, a volte, vive.»