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Quel ragazzo era un conquistatore. Tutto quel che toccava si
trasformava in denaro, a quattordici anni aveva più di seicento dollari
alla Valley Bank, soldi guadagnati con le sue mani. Era nato per vendere.
A otto o nove anni suonava il campanello e mostrava alle signore di casa
splendide riproduzioni a colori di Gesù Cristo e altri personaggi sacri,
Novelty Manufac-toring Company, Toledo, Ohio, quindici cents una, mezzo
dollaro quattro. “Signora” diceva ancora così piccolo “questo è
Gesù. Guardi. Non è una splendida immagine? E, solo quindici cents.
Questo è San Paolo, credo. O forse Mosè. La Bibbia, sa”.
Le case del distretto erano zeppe di quelle immagini, e se ne trovano
ancora, proprio ci sapeva fare, quel ragazzo.
Qualche tempo dopo si mise a raccogliere sottoscrizioni al “True Stories
Magazine”. Si piazzava in veranda, apriva una copia della rivista,
mostrava le fotografie. “Questa donna” diceva “ha sposato un uomo di
trent’anni più di lei, poi si è innamorata del figlio, che ha sedici
anni. Signora, cosa avrebbe fatto lei in un pasticcio simile? Legga un po’
che ha fatto quella donna. Storie vere, tutte vere, quindici al mese.
Storie sentimentali, mistero, passione, desiderio, tutto, dalla a alla z.
Servizi sui sogni, anche. Spiegano il significato dei vostri sogni, state
per fare un viaggio, state per ricevere del denaro, chi sposerete,
interpretazioni vere, scientifiche. Consigli di bellezza, come sembrare
sempre giovani”.
Meno di due mesi e una sessantina di donne sposate leggeva quella rivista.
Non sarà stata colpa sua, ma nel giro di poco tempo accaddero un bel po’
di stranezze. Una o due mogli ebbero storie clandestine: pescate dai
mariti, furono picchiate o cacciate di casa, altre signore si misero in
cerca di cosmetici, sali da bagno, creme protettive e cose del genere. L’intero
vicinato prendeva una piega piuttosto immorale.
Le donne, tutte, iniziarono
a usare il rossetto, a incipriarsi, indossare calze di seta e maglioncini
attillati. |
Appena più grande, Harry si diede all’acquisto di automobili usate,
Ford, Maxwell, Chevrolet, anche utilitarie. Ne acquistava mezza dozzina
alla volta per pagarle meno, quindici o venti dollari l’una. Le riparava
in un lampo, le riverniciava: rosso, blu o qualche altro colore
appariscente, e le rivendeva ai ragazzi delle superiori al quadruplo del
prezzo. Riempì la città di automobili usate rosse verdi e blu, e così
pure tutto il circondario, i ragazzi portavano le ragazze in campagna la
sera o la domenica pomeriggio, tutti sanno che significa. Da un lato per i
ragazzi fu un bel colpo, certo parecchi si videro costretti a sposarsi
prima di trovare lavoro, ma accadde anche di peggio. Due o tre ragazze
ebbero figli senza sapere chi ne fosse il padre, erano due o tre i
candidati, ragazzi con l’auto usata. Più di una, comunque, trovò
marito in quel modo strano.
Dal canto suo Harry era troppo occupato per darsi alle follie. A lui
interessava continuare a far soldi. A diciassette anni aveva già
accantonato una piccola fortuna, passava per uno dei giovani meglio
vestiti in città. Anche gli abiti li acquistava a ottimo prezzo, non
lasciava certo che qualcuno facesse profitti su di lui. I profitti erano
una sua esclusiva. Se un abito portava l’etichetta ventisette-cinquanta,
Harry offriva al rivenditore dodici dollari.
“A me non la racconta” diceva. “So benissimo quanto costa questa
roba. A dodici dollari ne guadagnate due e mezzo puliti, ce n’è d’avanzo.
Prendere o lasciare”.
Di norma la spuntava a quindici dollari, orli e aggiustamenti inclusi. Un’ora
di tira e molla, sugli aggiustamenti. Se l’abito era perfetto, secondo
il rivenditore, Harry si sentiva trattato come un pivello, per cui
insisteva che le maniche erano troppo lunghe e le spalle da riprendere. Lo
tolleravano soltanto grazie alla sua reputazione di uomo molto elegante,
vendergli un abito equivaleva a farsi un’ottima pubblicità gratuita.
Avrebbe portato in negozio un sacco di giovanotti che pagavano prezzo
pieno. |