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Charles Willeford
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prepararsi
per la discesa verso l’aeroporto di Miami. Freddy non aveva bagaglio e si mise a girare per l’elefantiaco aeroporto prestando attenzione agli annunci che rimbombavano dagli altoparlanti, prima in spagnolo, poi, lunghi la metà, in inglese. Voleva prendere un taxi e trovare un hotel, gli mancava solo un bel bagaglio. Meglio due colli, ma un portaabiti Vuitton sarebbe andato benissimo. Si fermò un istante per accendersi una Winston e uscì in ricognizione su una lunga fila di turisti americani e di esili indios diretti nello Yucatán. I vacanzieri si tenevano stretti i loro bagagli, e gli indios trascinavano scatoloni tenuti insieme da nastro adesivo grigio. Nulla che facesse al caso suo, lì. Un Hare Krishna, malamente agghindato con jeans, maglietta, giacchetta sportiva carta da zucchero e parrucca castana sbilenca sulla testa, raggiunse Freddy e gli attaccò sulla giacca di pelle grigia una spilla con un leccalecca a strisce rosse e bianche. Freddy sentì montare una rabbia incontrollabile quando la spilla entrò nel risvolto della giacca da duecentottantasette dollari, comprata il giorno prima a spese di Claude L. Bytell da Macy, a San Francisco. Avrebbe potuto togliere la spilla, certo, ma sapeva che il forellino sarebbe rimasto lì in eterno per colpa di quell’idiota. «Io voglio essere tuo amico» disse l’Hare Krishna «e...» Freddy afferrò il dito medio dell’Hare Krishna e glielo piegò indietro con forza. Il Krishna strillò. Freddy spinse di più e piegò il dito fino a romperlo. Il Krishna urlò, un suono stridulo e gorgogliante, e crollò in ginocchio. Freddy lasciò andare il dito penzolante e, mentre il Krishna si accasciava strillando, la parrucca cadde, scoprendo la testa rasata. Due uomini, palesemente imparentati, che avevano assistito alla scena, cominciarono a ridere e applaudire. Una donna di mezza età con un poncho colombiano, come sentì un turista dire "Hare Krishna", prese dalla borsetta una cicala anti-Krishna e cominciò ad azionare il rumoroso arnese sulla sua faccia stravolta. Il compagno del Krishna ferito, vestito uguale ma con la parrucca nera, lasciò la fila dell’Aéromexico che si stava lavorando, si avvicinò e se la prese con la donna che suonava la cicala. Il più vecchio dei due uomini che ridevano gli si avvicinò da dietro, gli strappò la parrucca e la lanciò sopra le teste della gente che era accorsa. |