DALE FURUTANI
Agguato all'incrocio


Recensioni 

 

LibriNuovi
settembre 2007
Astra
agosto 2007 
Panorama
luglio 2007
Riflessi
giugno 2007
D la Repubblica delle Donne
maggio 2007
Massimo Citi
LibriNuovi

settembre 2007

L'autore, Dale Furutani, è un cittadino americano, giapponese soltanto d'origine. E, come tutti i giapponesi cresciuti negli Stati Uniti negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra mondiale ha avuto parecchi problemi di integrazione e intolleranza. Risolti brillantemente, se si tiene conto che è attualmente uno dei Capi Divisione della Nissan USA.
L'ambientazione nel Giappone dello Shogunato Tokugawa, lo «Yamato» di samurai, rônin, monaci e guerrieri è divenuta una sottocategoria narrativa che, grazie alla potente suggestione di luoghi, costumi e visione del mondo, continua a godere del favore di una quota non piccola di lettori. A distinguere il libro di Furutani dagli altri, spesso di autore non giapponese, la raffinata accuratezza nella descrizione del mondo rurale nipponico, la ricchezza di riferimenti alla cultura e alla sensibilità del periodo – una ricchezza mai ostentata quanto piuttosto abilmente inscritta nel plot e nei dialoghi – e il tono divertito e divertente con il quale conduce la vicenda, un giallo ante litteram piuttosto che, come spesso accade in omaggio alle attese dei lettori, una fosca vicenda di onore e morte.

A Matsuyama Kaze, samurai divenuto rônin, ossia un guerriero alla ricerca di ingaggio, accade di trovarsi sul luogo di un omicidio. Per il magistrato locale e per il signore del piccolo feudo la pratica può essere archiviata previa l'esecuzione del carbonaio Jiro, casualmente presente sul luogo del delitto, ma Kaze, guidato dall'intelligenza e dalla capacità di osservazione, non crede alla troppo facile colpevolezza del povero Jiro e si concede una parentesi dalla misteriosa missione che lo sta conducendo attraverso il Giappone per salvare il carbonaio e trovare il vero colpevole.
Buon ritmo, parentesi divertenti – in qualche caso decisamente spassose , dialoghi brillanti inframmezzati da osservazioni acute e penetranti sono il tessuto del quale è intrecciato il romanzo, difficile da abbandonare una volta iniziato. Particolarmente piacevoli, per chi ha avuto occasione di leggere il Genji di Dama Murasaki Shikibu, i numerosi e affettuosi riferimenti al classico della letteratura nipponica, tanto abilmente condotti, comunque, da non infastidire il lettore che non lo conosca.
Agguato all'incrocio è il primo volume di una trilogia che ha per protagonista Matsuyama Kaze. Non mi resta che augurarmi che l'editore si affretti a pubblicare anche gli altri due volumi.
Gabriele La Porta
Astra
agosto 2007 

L’arte del samurai investigatore

Quando il racconto è superiore non teme confronti. Non c’è cinema, non c’è spettacolo, non c’è tecnologia che tenga. E’ il racconto che, come diceva Stevenson, ti strappa a te stesso, ti trascina con sé e ti riconsegna tramortito alla tua individualità. Non ci credete? Provate a leggere Agguato all’incrocio, di Dale Furutani, che non esiterei a eleggere (almeno finora) romanzo dell’anno.
L’autore è nato in Giappone, emigrato alle Hawaii ancora lattante e qui adottato da 

 

una famiglia californiana. E’ forse questa mescola di culture e di sensibilità che gli consente di accedere a un livello superiore di scrittura, dove tutto scorre, tutto quadra, tutto è leggero come un petalo di fiore e profondo come un pozzo. Qui, classicamente, ci sono un omicidio (un uomo ucciso con una freccia) e un investigatore che cerca di scoprire il colpevole. Ma – meno classicamente – l’investigatore è un samurai, Matsuyama Kaze, che gira il Giappone in cerca della figlia del suo ex padrone. La sua è un’indagine dello spazio e dell’anima, un viaggio fra brutti incontri, un esercizio di abilità da funambolo, in bilico tra spiritualità e confronto fisico, tra azione e contemplazione da film di arti marziali. Un pastiche geniale, un vortice di suggestioni culturali che rapisce il lettore: Agguato all’incrocio ti inganna con la semplicità dello stile e solo alla fine ti rendi conto che una lettura non basta e sarebbe bello ricominciare da capo.
Maurizio Papini
Panorama

luglio 2007

Samurai detective

Un villaggio montano nel Giappone del ‘600. Un signorotto di costose abitudini, contadini, un carbonaio, una casa da tè, briganti, piccoli notabili goffi e corrotti, una prostituta. E un cadavere all’incrocio di quattro strade. Delitto misterioso che Kaze, samurai di passaggio, decide di risolvere. Una storia narrata con grazia e humour. E un Giappone insolito: umile e ruspante, ma anche pieno di natura, fantasmi, creature misteriose, spiritualità e saggezza. L’autore è un manager della Nissan Usa. Giapponese di nascita, ma cresciuto in una famiglia californiana.

 

Samuele Galassi
Riflessi
giugno 2007

Nel Giappone del XVII secolo un povero carbonaio, Jiro, viene accusato dal signore del luogo e dal magistrato dell'omicidio di un forestiero, trafitto alle spalle da una freccia. Matsuyama Kaze, samurai-detective, decide di indagare per fare luce sul delitto e salvare dalla crocifissione il carbonaio.
Un romanzo avvincente, dalla scrittura elegante e vellutata, incisiva come un haiku e intrisa di spiritualità shintoista.

 

Antonella Fiori
D la Repubblica delle Donne
maggio 2007

Il samurai venuto dal presente

Originario dell'isola di Oshima, a sud di Hiroshima, classe 1946, cresciuto alle Hawaii dove era approdato da piccolo, adottato da un americano esperto di marketing e sistemi informativi, Dale Furutani oggi è direttore della divisione IT della Nissan Motors Usa.
Insomma, uno scrittore che più postmoderno non si potrebbe immaginare, autore di una singolare trilogia ambientata nell'era degli Shogun, di cui questo Agguato all'incrocio è il primo capitolo.
Nel romanzo, ambientato nel Giappone del 1603, protagonista è il samurai

 

Matsuyama Kaze ("ventata d'aria fresca"), che ha come dote principale la lealtà e la capacità di essere preveggente. Si parte dal classico ritrovamento del cadavere - un uomo trafitto a morte da una freccia all'incrocio di quattro strade - per narrare di un delitto di cui a nessuno importa scoprire l'autore, e del quale viene incolpato un carbonaio. Sia il signore del luogo, Manase, sia il magistrato incaricato del caso, Nagato, entrambi corrotti da sesso e denaro, fanno melina, deviano dalla verità.
Kaze, samurai in viaggio per ritrovare una bambina di nove anni scomparsa, figlia dei suoi signori e padroni trucidati dai killer dello shogun che ha appena preso il potere, interrompe la sua missione principale per indagare. E per scoprire il colpevole entra nella tana del lupo di Manase.
La forza della narrazione è l'essere sorretta dalla quiete del protagonista, che compie azioni rapide, eleganti grazie alla spiritualità shintoista regalando al lettore umorismo, suspense e anche tensione morale.

Scheda del libro

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