02
NOV
2015

A novembre è bello starsene al calduccio in libreria, a scegliere la prossima avventura, e gustarsela sotto le coperte.

Questo mese

C’è un manoscritto in un cilindro di rame, affidato alle onde perché trovi qualcuno che lo legga; qualcuno che possa ricordare la storia di Adam More, marinaio che ha perso la sua nave, è andato per giorni alla deriva con la sua scialuppa, tra ghiacci e vulcani, poi, passando da un canale sotterraneo, è approdato a una terra nuova e sconosciuta, abitata dal popolo dei kosekin.
L’accoglienza è ottima, c’è persino una donna bellissima a occuparsi di lui, ma pian piano i kosekin rivelano strane tendenze: amano il buio, la povertà e l’amore non corrisposto. Come tutti i popoli, è convinto che sia il modo giusto di vivere, e vuole imporlo, con le buone o con le cattive, anche a Adam More.
Il manoscritto di Adam More viene raccolto da quattro amici, bloccati dalla bonaccia sul loro veliero; lo leggono ad alta voce sul ponte, cullati dalle onde.
Arriva così fino a noi, Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame, proprio quando inizia novembre, e il nostro periodo di buio; non salutiamo il sole che si allontana con grandi feste come farebbero i kosekin, ma è bello starsene al calduccio in libreria, a scegliere la prossima avventura, e gustarsela sotto le coperte.
Accanto allo Strano manoscritto, con la sua copertina azzurro mare, ci sarà presto una copertina blu cielo stellato: sul tetto, tra tegole e comignoli blu, c’è Ermanno Baistrocchi che fuma di nascosto, perché erano vent’anni che non fumava più.
Fuma perché è un periodo che si sente tirare da tutte le parti, e deve scrivere un romanzo e non lo scrive, fuma perché è già un piccolo delitto, e i delitti scoperchiano la realtà.
Non si aspetta, Baistrocchi, che un altro delitto, più grande del suo, si stia per consumare sui tetti; ancora meno si aspetta che l’urlo che sente sia l’urlo di una voce conosciuta.
Con il suo nuovo romanzo, Manuale pratico di giornalismo disinformato, Paolo Nori ci sorprende fin dal titolo; il giornalismo disinformato è un giornalismo dove di quello che si scrive non si sa e non si vuole sapere niente, e si scrive di fatti minimi, di cose che di solito non si scrivono sopra i giornali; e non si intervistano le persone che contano, ma quelle che non contano.
Ermanno Baistrocchi, questo tipo di giornalismo, lo pratica e lo insegna.
Ed è proprio alla cena di fine corso della Scuola elementare di giornalismo disinformato che Baistrocchi conosce la donna che lancerà un urlo tra i tetti, creando un terremoto nella realtà.
Insomma, è proprio vero che il mondo ruota attorno alle parole.
Prendete un libro come Lost in translation e il suo successo.
Nel senso: la prima tiratura di questo gustoso libro illustrato – è anche un regalino ideale – è esaurita in dieci giorni.
L’intraducibilità di una parola apre mille discorsi.
Ma prima di tutto apre un gioco molto divertente che è quello di trovare, da soli o insieme ad altri, i possibili significati di una parola distante da noi.
Di vedere se c’è una parola inesistente in italiano che somiglia a noi.
E attorno alle parole ruota anche il nostro corso di introduzione al lavoro editoriale Come si fa un libro?
Lo teniamo da quindici anni.
E per chiunque desideri “smontare” insieme a noi un libro e capire com’è fatto dentro, o meglio come si costruisce questo splendido, intramontabile oggetto – e qui basta leggere gli articoli degli ultimi giorni per capire quanto il libro sia in fase di ripresa –  per chiunque abbia voglia di vedere con gli occhi di due editori come scegliamo un libro, come lo stampiamo, come lo facciamo conoscere al mondo, come inventiamo le copertine… questo è il corso che fa per voi.

Stay tuned!