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Franco Buffoni
Zamel
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Nabil si sente insultato, quando Aldo lo chiama zamel, frocio, dopo aver fatto l’amore con lui. Reagisce con violenza, lo uccide. Un epilogo tragico della nuova
vita in Tunisia che Aldo aveva sognato come rifugio per sé, omosessuale che si sentiva ‘sbagliato’.
Tra grigliate di pesce, incroci di sguardi amorosi e chiacchierate sulla
spiaggia, l’amico Edo aveva tentato di convincere Aldo che non esiste colpa o malattia, ma
una libertà sessuale da affermare, diritti da acquisire.
Gli aveva ricordato storie di repressione e autorepressione: Wilde, Pasolini,
Whitman, Pavese, Montale.
Ma i fantasmi culturali di Aldo sono duri a morire…
Un romanzo senza finzioni sul potere di uccidere delle parole.
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Franco Buffoni (Gallarate 1948), vive a Roma. Esordisce come poeta nel 1978 su «Paragone» presentato da Giovanni Raboni. Ha pubblicato le raccolte di poesia Nell’acqua degli occhi (Guanda 1979), I tre desideri (San Marco dei Giustiniani 1984, Premio Biella), Quaranta a quindici (Crocetti 1987), Scuola di Atene (Arzanà 1991, Premio Sandro Penna), Adidas. Poesie scelte 1975-1990 (Pieraldo editore 1993), Suora carmelitana e altri racconti in versi (Guanda 1997, Premio Montale), Songs of Spring. Quaderno di traduzioni (Marcos y Marcos 1999, Premio Mondello), Il profilo del Rosa (Mondadori 2000, Premio Betocchi), Theios (Interlinea 2001), Del Maestro in bottega (Empiria 2002, Premio Pascoli e Premio Pavese), Guerra (Mondadori 2005, Premio Dedalus della critica e Premio Pasolini), Croci rosse e mezze lune (Quaderni di Orfeo, Como 2007), Noi e loro (Donzelli 2008). Nel 1989 ha fondato e tuttora dirige il semestrale di teoria e
pratica della traduzione letteraria «Testo a fronte». Per Marcos y Marcos ha curato i volumi Ritmologia (2002), Mario Praz vent’anni dopo (2003) e La traduzione del testo poetico (2004). Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005) e curato opere di Byron, Coleridge, Wilde, Kipling. È autore di Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l’omosessualità (Sossella 2006, Premio Giacomo Matteotti 2008), del romanzo Reperto 74 (Zona 2008) e dei saggi Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti (Interlinea 2007), L’ipotesi di Malin. Studio su Auden critico-poeta (Marcos y Marcos 2007) e Mid Atlantic. Teatro e poesia nel Novecento angloamericano (Effigie 2007). È giornalista pubblicista e professore ordinario di Critica Letteraria e
Letterature Comparate.
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MARCOSultra
240 pagine, 12,00 euro
isbn 978-88-7168-509-0
in libreria dal 7 maggio 2009
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In copertina immagine di
David Dalla Venezia
Dettaglio del dipinto n. 495
(Senza titolo), olio su tela, cm.30x30 2006
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“Ma perché il pensiero mi va via così… Sono in Tunisia, nella casa di Aldo, con la porta a vetri del bagno mancante e
il processo contro il suo assassino dal nome bellissimo – Nabil – da seguire domani mattina.
Gli ha tagliato la gola…”
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“Perché è vero, tutto comincia con un insulto, sentito da bambino e non indirizzato a te,
poi lo senti indirizzato a te e sogni di potertene liberare, ma dentro di te già sai che non sarà possibile.”
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“Io voglio il tango, dove quello che accade è ad arbitrio del maschio: la donna deve solo essere flessuoso strumento tra le
sue braccia.”
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“C’è una bellissima poesia di Ossi di seppia, per esempio, dedicata a un misterioso K. (…) Si è poi saputo che K era lo stupendo ballerino russo Boris Kniaseff.”
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“Certo, sono convinto che l’identità sessuale – per usare il tuo linguaggio – non debba essere esibita, bensì coltivata.
Su questo punto concordo perfettamente.
E allora perché difendi le pagliacciate, quelle di un tempo e quelle di oggi: i cosiddetti ‘pride’ coi carri allegorici e i trans?
Ci vogliono entrambe le cose. Arrivare alle sfilate – ai permessi per le sfilate – è stata una grande conquista identitaria.”
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Pagina a cura di Milena Scaramucci
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