MICHAEL ZADOORIAN
Second Hand


Recensioni

 

L'espresso
agosto 2008

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Leggi la recensione a fumetti di Marco Petrella
su L'Unità

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Leggi l'intervista su 
Mucchio selvaggio

WUZ.it
luglio 2008

linus
luglio 2008

Il Biellese
giugno 2008
D – la Repubblica delle Donne
giugno 2008
www.lankelot.eu 
giugno 2008.
Marieclaire
giugno 2008
Flair
giugno 2008
XL
giugno 2008
Mangialibri
giugno 2008
Libreria Atlantide,
Castel San Pietro Terme (Bologna)

dal loro sito

agosto 2008

Libreria Atlantide usa cercare libri fuori catalogo per i propri clienti, e a volte capita di avere per le mani volumi di fine Ottocento, e di pensare alle tante librerie che hanno abitato, alle guerre a cui sono sfuggiti, alle case e alle mani che li hanno sfogliati. Per questo leggendo SECOND HAND ci pare di aver trovato un amico nell’autore, capace di cogliere queste sfumature!

Un adorabile libro, da gustarsi in pieno relax in queste giornate estive. Richard, il protagonista (e anche l’autore) è uno junker, non nel senso di proprietario terriero prussiano, bensì di cercatore incallito di cianfrusaglie di seconda mano. Non è solo un hobby, un lavoro, è qualcosa di più, una vero e proprio ideale, lo scopo fondamentale della sua vita. Ogni oggetto acquistato nelle cantine o nelle soffitte, nei mercatini di beneficenza, racconta una storia, ha in sé la vita del suo proprietario, dei precedenti proprietari, parla di vita e di morte, di gioia e dolore, ben altra cosa delle meraviglie high tech appena uscite da un superstore. Un libro che si legge con il sorriso sulle labbra, dove ogni pagina riserva una piccola sorpresa, un romanzo che contiene le possibilità dell’animo umano di andare oltre le proprie imperfezioni,accettandole con il sorriso sulle labbra.

Maria Simonetti
L'espresso
agosto 2008

L'uomo che resuscita gli oggetti

Grande successo per Second Hand dell'esordiente Michael Zadoorian. Protagonista: un cacciatore di cianfrusaglie usati che così cerca di rivivere la propria gioventù. Tra un amore difficile e la passione per la ricerca.

Second Hand (Marcos y Marcos), romanzo d'esordio di Michael Zadoorian, ha avuto un successo strepitoso. Critica alle stelle, schiere di fan in aumento (siamo all'ottava ristampa) e Zadoorian, quarantenne di Detroit che scrive in prima persona e assomiglia non poco al suo protagonista Richard, incoronato guru assoluto del popolo di rigattieri e collezionisti. Di più, un "Dio delle cianfrusaglie". 

Richard è un junker, un cacciatore di oggetti di seconda mano. Ha un negozietto alla periferia di Detroit dove rivende le cianfrusaglie - dalla poltrona cinese rossa anni '40 a vecchi bicchieri da bar, camicie King Richard original e barometri a forma di cascate del Niagara - che trova setacciando l'Esercito della Salvezza, i mercatini, le svendite nei garage nelle case che cambiano inquilino. Per lui, più che un lavoro, è una filosofia di vita: possedere qualcosa che è appartenuto a un'altra persona ti mette in contatto con lei, con il suo passato. Puoi comunicarci senza incasinarti con i sentimenti.

In più, le cianfrusaglie hanno il potere di evocare emozioni del passato. Funziona così: "All'improvviso - bang - vedi un bicchiere da succo di frutta uguale a quello che usavi quando avevi sei anni... Queste epifanie, queste occasioni di ricordo travolgente, sono i momenti junk della nostra vita". Istanti di autentica illuminazione, secondo Zadoorian. In cui non resta che acquistarlo, quel bicchiere da succo di frutta, di certo a dieci volte il suo prezzo originale. 

E riusarlo, illudendoci di aver fermato il tempo e ricomprato la giovinezza, o l'innocenza. Un giorno nel negozio arriva Theresa: lei, al contrario di lui che ridà vita agli oggetti, è una specie di stermina-gatti che dispensa iniezioni letali. La storia d'amore è difficile, dura da vivere per entrambi. Ma si va avanti. Seguendo il motto del vero junker: tocca continuare a cercare.

linus
luglio 2008

In un mondo ossessionato dalla novità e dai nuovi ritrovati tecnologici, il recupero di vecchi materiali può diventare una vera e propria filosofia di vita. Michael Zadoorian, in questo delicato e genuinamente romantico romanzo autobiografico, racconta la propria bruciante passione per le cianfrusaglie: giorni interi passati fra rigattieri, sgomberi cantine, negozietti dell’usato e svendite private alla ricerca di oggetti dimenticati, appartenuti a qualcun altro.
Perché, secondo l’autore, “Quando possiedi qualcosa che è appartenuto a un’altra persona, stabilisci un contatto segreto con lei, con il suo passato. È un modo per toccare una persona senza incasinarsi coi sentimenti”. Un concetto che ha sicuramente un certo fascino.

 

Silvia Del Ciondolo
WUZ.it

luglio 2008

 

"Da piccoli possediamo una cosa, e da grandi siamo disposti a ricomprarla per cento volte il suo prezzo originale. Crediamo di ricomprare la giovinezza, o l'innocenza, ma in realtà ci stiamo ricomprando l'ignoranza. Vogliamo ricordarci un tempo nel quale sapevamo molte meno cose"
Quando ho iniziato a leggere le prime pagine di questo libro ho avuto quasi uno shock of recognition. Più andavo avanti e più mi dicevo che avrei potuto scriverle io quelle frasi, non nella stessa bella forma magari, ma riguardo al contenuto, non c’erano dubbi. Perché buttare via oggetti che potrebbero interessare ad altre persone, perché acquistare prodotti nuovi quando al mondo già ne esistono tanti altri, più belli e più veri? Senza contare che ciò vale a prescindere dal fatto che il mondo è pieno di rifiuti che prima o poi ci sommergeranno.
A dire la verità, prima vorrei togliermi un sassolino dalle scarpe (ok, queste non sono usate, in tutta onestà le calzature sono uno dei pochi accessori che non posso fare a meno di comprare nei negozi “normali”). Un aspetto non mi ha pienamente convinta in questo romanzo, che si è rivelato essere molto simpatico e altamente poetico. La storia d’amore. Con tanto di happy end. Ma è pur sempre vero che a un sacco di lettori piacerà, e il fatto che io non sopporti il buonismo nelle relazioni non è certo una considerazione oggettiva, bensì un gusto personale. Prendetela come un complimento, Second Hand reggerebbe benissimo anche senza la storia d’amore del sottotitolo. Detto ciò, addentriamoci nel vivo della narrazione. Zadoorian descrive in modo divertente e originale, ma profondo, uno dei microcosmi più affascinanti e degni di menzione: l’universo retro kitsch del perfetto junker. Sì, ho detto proprio junker: colui che ha l’ossessione per il junk, ovvero per i carabattoli, le cianfrusaglie, il ciarpame, le cose vecchie, insomma, gli oggetti usati.
Tutta la vita del protagonista, Richard, ruota intorno a queste inutili e stupende suppellettili. La mattina va in giro per svendite in casa di gente defunta o spedita in ospizio, sgomberi di garage e Eserciti 

 

della Salvezza, il pomeriggio lo passa nel suo, di negozio dell’usato, il Satori Junk, a spolverare e cogliere le illuminazioni e la saggezza che gli oggetti vissuti infondono a chi li sa cogliere. Nella società dell’ipertecnologico e della caccia al trendy, Richard non ama le cose nuove perché non vibrano, sono noiose, non hanno nulla da raccontare. Per contro, si pensi a quanti frammenti di vita restano attaccati agli oggetti appartenuti ad altri individui che li hanno toccati, usati, amati. Possedendoli, si può comunicare segretamente con chi li ha maneggiati, con il passato di questi sconosciuti. Certo, è interessante vedere soprattutto cosa succede quando gli oggetti in questione erano di proprietà di qualcuno che si conosceva. La madre di Richard muore, e lascia ai due figli l’incombenza dello sgombero della casa prima della vendita. Un viaggio doloroso, tormentato e carico di insegnamenti per il nostro junker. Trovando oggetti mai visti, nonostante fossero nella sua vecchia casa, Richard scopre lati inediti della vita della madre e del padre da anni defunto. Le cose vecchie del passato dei suoi cari gli fanno ripercorrere anni e sogni di cui lui non sospettava minimamente l’esistenza, e lo fanno riflettere intensamente sul rapporto tra i suoi genitori e tra loro e se stesso. È difficile immaginare che persone fossero papà e mamma prima della nostra nascita, forse ancora di più, credere a cosa siano diventati dopo di noi e a causa o per merito nostro. Difficile, ma impagabile. E proprio in questo periodo particolare, piomba nella vita e nel negozio del nostro uomo dell’usato Theresa. La dea del riciclo, un’amante del vintage tanto quanto lui, ma ben più irrequieta e instabile. Le è capitato un lavoro ingrato: Theresa si prende cura degli animali abbandonati, “usati” e poi gettati, per l’appunto.
Fin qua tutto bene, lodevole e tenero, ma purtroppo c’è un lato oscuro e crudele. Quando gli animali diventano troppi, vanno soppressi. Theresa deve uccidere chi vorrebbe salvare, ma non ha scelta, anche se non riesce a scordare quei piccoli occhi che la guardano consapevoli un secondo prima dell’iniezione. Richard la capirà e cercherà di aiutarla, sebbene non sia facile, e insieme faranno un viaggio che guarirà un po’ le ferite di tutti e due. Ma ora scusatemi, devo andare, il piccolo tavolo bianco con stucchi colorati, da sotto il vecchio computer appartenuto ad un’amica, sta cercando di dirmi qualcosa che non capisco, e mi devo proprio concentrare.             

Alberto Picci
Il Biellese
giugno 2008

Dagli Usa una storia d’amore che sa anche divertire

Lui si chiama Richard: è un ragazzo d’altri tempi, romantico, sensibile. Un po’ imbranato. Lei si chiama Therese: è un’idealista dei giorni nostri, lunatica e spontanea. Sono proprio questi due personaggi, che sembrano essere stati catapultati da un’altra galassia, i protagonisti dolci e divertenti di “Second Hand”, commedia dei sentimenti che negli Usa non è stata inizialmente accompagnata da un’adeguata spinta pubblicitaria. Ma alla gente, il romanzo d’esordio di Michael Zadoorian, è piaciuto subito e il passaparola lo ha fatto diventare in poco tempo un vero e proprio “cult”.
In uno stile brillante che richiama la forza narrativa di scrittori emergenti e di successo come J. K. Toole e, in parte, S. Coe, anche questo libro vive sempre al limite tra atmosfere di euforia e tristezza, comicità e imbarazzo.

 

 

Gianfranco Franchi
www.lankelot.eu 
giugno 2008.

Motor cars, handle bars,
Bicycles for two.
Broken hearted jubilee.

Parachutes, army boots,
Sleeping bags for two.
Sentimental jamboree.

Buy! buy!
Says the sign in the shop window.
Why? why?
Says the junk in the yard.

(Paul McCartney, “Junk”).
 

Come in una vecchia canzone di Paul McCartney, l’atmosfera di questo romanzo è minimal, essenziale e gentile; qui si canta la poesia delle piccole cose: delle nostre relazioni con le cose, dell’anima delle cose.

“Second Hand” di Michael Zadoorian, misconosciuto e promettente artista americano, è un libro che sarebbe piaciuto a Sergio Corazzini: 

Dicono le povere piccole cose: Oh soffochiamo d’ombra! Il nostro amico se ne è andato da troppo tempo: non tornerà più. Chiuse la finestra, la porta; il suo passo cadde nel silenzio del lungo corridoio in cui non s’accoglie mai sole, come nel vano delle campane immote, poi la solitudine stese il suo tappeto verde e tutto finì. Qualche cosa in noi si schianta, qualche cosa che il nostro amico direbbe: cuore. Siamo delle vecchie vergini, chiuse nell’ombra come nella bara. E abbiamo i fiori. Egli avanti di andarsene, per sempre, lasciò sul suo piccolo letto nero delle violette agonizzanti. Disperatamente ci penetrò quel sottile alito e ci pensammo in una esile tomba di giovinetta, morta di amoroso segreto. Oh! come fu triste la perdita cotidiana inesorabile del povero profumo! E se ne andò come lui, con lui, per sempre.
Noi non siamo che cose in una cosa: immagine terribilmente perfetta del Nulla […].

(
Sergio Corazzini, “Soliloquio delle cose”).

È un romanzo d’amore – l’amore per l’esistenza, trasfigurato nell’appartenenza degli oggetti, nella loro valenza simbolica, nella loro misteriosa vitalità al di là del tempo, e della traslazione in spazi altri: s’indaga del gioco buffo dei passaggi di proprietà, del respiro del padrone perduto che mantengono.
Domandando: “E se davvero tutte quelle cose assorbissero una minuscola scintilla di voi, come se il grasso sulle vostre dita contenesse l’essenza della vostra anima? Allora pensate a tutte le cose che avete posseduto, a tutto ciò che vi è passato tra le mani. 

Dove saranno finite, quelle cose?” (p. 9).
Richard è innamorato del passato: è uno junker, un robivecchi, e ha una sua bottega, Satori Junk.
Satori: come l’esperienza del risveglio. Perché crede veramente che le cianfrusaglie possano regalarci un istante di autentica illuminazione. Basta essere disposti a coglierla. 
La merce viene scelta in base a un criterio semplice: “se mi piace, la vendo”. E allora ecco set di barattoli di cucina cromati, vecchi bicchieri da bar, una parete di trofei di bowling e di majorette, camicie dell’era della disco, grappoli d’uva in vetro e via dicendo; Richard ha un talento medianico, stabilisce contatti con chi non più esiste. È la porta per le anime perdute, per le storie che nessuno vuole più ascoltare e in pochi sanno raccontare.

La madre di Richard è ammalata e lui finalmente ha cominciato a capirla. Nel corso dell’opera, Richard la perde e si ritrova a leggere la vita di lei attraverso gli oggetti che ritrova, con la sorella o da solo, fidandosi del suo fiuto di junker.

Già, perché “Ti aprono una porta e tu hai accesso ai segreti. E non solo i segreti del moto, ma i segreti: paure, gioie, risentimenti, disperazione, noie. La vita e la morte sono andate in scena, tu te le sei perse e ora sei dietro le quinte, a curiosare tra gli oggetti di scena, nel tentativo di capire se in cartellone ci fosse Amleto o Sotto l’albero yum yum” (p. 23)

E intanto s’innamora di Theresa. Theresa che un poco gli somiglia, perché sa reinventare le cose; Theresa che saprà spezzare l’incantesimo del disamore, della solitudine e del soliloquio delle piccole cose: Richard amava la ripetitività, la routine, e forse si stava spegnendo mentre inseguiva l’essenza. L’essenza, nelle cose. Se è vero che le cose ci proteggono – “sistema di resistenza passiva alla mortalità”, p. 30 – lui s’era creato una roccaforte di quelle invincibili.

“Second Hand” è uno di quei libri che dovevano essere pubblicati. Ha questa sua grazia pop – profondo parlando di minimalia, intenso giocando sulla quotidianità – che può ricordare i momenti migliori di autori occidentali leggeri come Pennac e Hornby. Il romanzo illumina gli oggetti poggiati sui vostri scaffali, e sulla vostra scrivania: non è detto che dobbiate essere necessariamente feticisti, basterà giocare quel gioco per raccontarvi storie che giuravate fossero perdute.

Più debole nella narrazione della storia d’amore per Theresa, è un monumento d’originalità per quanto riguarda contesto, ambientazione, io narrante e sua attitudine alla conversione del particulare in universale. Praticamente il regalo perfetto per una lettrice o un lettore forte in cerca di una storia ben raccontata e prodromica di influenze decisive e ludiche e romantiche nella sua vita. A partire dagli oggetti che ci appartengono, parleremo dei romanzi delle nostre vite, e delle vite di chi abbiamo amato.

Adorabile, come tutto quel che ti ricorda lei, che se ne è andata.

 

 

Gian Paolo Serino
D – la Repubblica delle Donne
giugno 2008

L’ultimo grido: niente di nuovo

Negli Stati Uniti è diventato un libro di culto: attraverso il passaparola i lettori hanno scoperto un romanzo che con ironia, molto vicina per intenderci alla scrittura del Toole di Una banda di idioti, racconta un mondo di “seconda mano”. Ma, come recita il sottotitolo, è anche e soprattutto “una storia d’amore”: quella tra Richard, proprietario di un negozio di oggetti usati a Detroit, e Theresa, che soccorre animali abbandonati. Proprio il desiderio di offrire una seconda vita agli scarti, a ciò che gli altri considerano rifiuti, ad avvicinare Richard e Theresa e ad abbracciarli in una serie di comiche e dolorose avventure che li porterà a un finale di prima scelta.

Come spiega il successo di un libro sulla “purezza dell’usato” negli Stati Uniti, tempio dei gadget e dell’usa e getta?

“Quella per la novità tecnologica in america è una vera ossessione. Allo stesso tempo, però, esiste un autentico culto per le cose vecchie. Ci sono persone che comprano quasi ogni cosa di seconda mano, frequentando negozi dell’Esercito della Salvezza, mercati delle pulci e negozi d’antiquariato. Il Junking è sempre esistito, solo che adesso comincia a essere considerato un vero e proprio stile di vita. O quantomeno una scelta di tendenza. Altri ancora lo vedono come una sorta di atto politico: uscire dal circuito dell’‘American materialism’ per sovvertire il sistema”.

Nel libro, però, la ricerca più “vibrante” è quella di una vita di seconda mano.

“Il più delle volte penso che le persone cerchino oggetti che ‘vibrino’ con loro. Da quando l’America è così ossessionata del nuovo, dal luccicante, dal tecnologico, noi guardiamo questi oggetti come fossero ricordi dei tempi passati, quando le cose erano più semplici o più affascinanti o perlomeno più interessanti. Come dice Richard verso la fine del romanzo, ‘Non siamo tenuti ad amare le cose che ci dicono di amare... è bello amare ciò che sembra non avere alcun valore”. C’è qualcosa, in quell’idea, che piace. Dà una sensazione di potere”.

Anche i due protagonisti subiscono il fascino delle loro vite in apparenza alla deriva...

“Verso la fine del libro c’è una citazione di Octavio Paz: ‘Quando la vita viene gettata via, si moltiplica’. È quello che accade a Richard e Theresa. Quello che altri vedono nelle cianfrusaglie, loro lo trovano l’uno nell’altro: quel valore che gli altri non necessariamente riconoscono o comprendono. Non è questo l’amore, dopo tutto?”

 

Carlotta Vissani
Mangialibri
giugno 2008

Richard è quello che si definisce uno junker: un cercatore incallito di cianfrusaglie. Le sue giornate scorrono tranquille tra mercatini di beneficenza, sgomberi di cantine, thrift shops e vendite nei garage. Poi, a fine mattinata, apre il suo negozio - Satori Junk - sulla Main street di Detroit e attende di vendere la sua merce bizzarra agli avventori - altrettanto strampalati - che si avventurano tra scaffali stracolmi di chincaglierie e autentiche rarità degli anni sessanta e settanta, alla ricerca del pezzo che fa per loro. Per Richard essere un cercatore di cianfrusaglie non è un semplice lavoro: è lo scopo fondamentale della sua vita, la sua passione, la sua malattia. Ogni oggetto racconta una storia, ha un’anima, dice qualcosa su chi l’ha posseduto, vibra al contatto con nuove mani e nuovi occhi. Che senso ha passare la vita ad accumulare soldi per acquistare beni nuovi di zecca che, appena comprati, diventano comunque vecchi? Nessuno! Può portare soltanto alla teoria delle tre D: Decesso, Disperazione e Debiti. Il second hand e il vintage, invece, ti permettono di collezionare le cose più kitsch che si possano immaginare, ma è un’attività che da grande soddisfazione perché comprende il senso della ricerca, della curiosità e della scoperta finale. Tutto scorre liscio, fino a che la sua vita non viene sconvolta dalla morte della madre e dall’arrivo di una dea-gatto di nome Theresa, della quale

 

Richard si innamora all'istante la prima volta che irrompe nel suo negozio, facendo scampanellare la porta. Alla morte della madre, che lo ha sempre criticato per la sua 'non scelta' lavorativa, segue la vendita della casa nella quale ha vissuto la sua infanzia, e il relativo sgombero. È frugando nella cantina, in soffitta e nella camera da letto dei suoi genitori, che Richard scopre segreti e misteri di una madre moralista, che in realtà aveva una sua carica sensual-passionale, e di un padre che amava profondamente la fotografia al punto di farne una professione, di cui Richard era all’oscuro. Porte e finestre si aprono su un mondo a lui sconosciuto, su tasselli passati che riemergono alla luce. Theresa, invece, rivela il lato più debole di Richard, quello legato all’amore, alla paura di provare un sentimento e di non sapere come gestirlo, scopre la sua goffaggine, il suo romanticismo imbranato eppure irresistibile. Theresa, bizzosa e lunatica, lavora presso un rifugio anticrudeltà per animali abbandonati. La sua vita è una perenne altalena tra momenti di euforia e fasi di profonda depressione per tutti i cuccioli che è costretta ad abbattere perché impossibili da gestire economicamente. Il loro rapporto è a tratti comico, patetico nel senso più buono del termine, pazzo, instabile eppure profondo, dolce, infantile, spontaneo. Zadoorian, al suo primo romanzo dopo una lunghissima serie di racconti, racconta una storia che chiunque avrebbe voluto scrivere: ironica e frizzante, muove al riso e alla tenerezza. Da comprare ad occhi chiusi.

Scheda del libro

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