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cristiano cavina
Scavare una buca
Il loro lavoro è scavare nella polvere.
Perforano, disgaggiano, frantumano: coltivano la pietra.
Manovrano mezzi giganteschi in un anfiteatro a gradoni scavato su misura per far sedere gli dei.
Potrebbero sentirsi invincibili, se non fosse per quel rosso che al tramonto tinge la pietra. E per il brontolìo di tuono che rimbomba quando scaricano i cristalli nelle viscere della montagna.
Nel loro lavoro gli errori si pagano.
Edmeo e Cavalletta sono entrati in cava con quattro braccia e ne sono usciti con uno: il sinistro di Cavalletta.
È pericoloso violare la scorza della terra.
Sotto c’è un pianeta remoto, una forza che li spia dai fori che aprono sulla sua superficie o dagli angoli più nascosti delle gallerie.
È un lavoro in terra di frontiera.
Non è un modo come un altro per portarsi a casa uno stipendio.
Luciano ha vent’anni soltanto.
I suoi passi affondano nel terreno molle della galleria.
Il suo sguardo cerca altri occhi, un consiglio, una guida.
Non vorrebbe essere lì, in quell’oscurità paurosa.
Altri ce l’hanno mandato.
E ora lui spera che altri lo tirino fuori.
Ma in quella poltiglia melmosa, nel frastuono dello scavo, le parole sono poche e difficili.
La pelle è più dura, la polvere copre ogni cosa.
Le emozioni sono cristalli grezzi troppo facili da frantumare.
Intanto, bisogna scavare.
E a furia di scavare, arriveranno all’inferno.
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“Noi facciamo attenzione al lavoro” disse.
“E non è perché siamo migliori degli altri. Solo ci piace fare le cose come devono essere fatte. Tutto il mondo è così, ma se vai di fretta o non ti piace quello che fai in un ufficio, al massimo pasticci una pratica, sbagli a spedire un ordine o ti addormenti davanti a un monitor. Ti viene un esaurimento dopo vent’anni, ma nessuno ci fa caso, tanto stai per andare in pensione e sei un vecchio rimbambito come ce ne sono a milioni. Mentre se sbagli qui, il mondo ci mette un attimo a crollarti addosso”.
gli alianti
208 pagine, 14,50 euro
isbn 978-88-7168-547-2

In libreria dal’11 novembre 2010
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Cristiano Cavina vive a Casola Valsenio, nell’Appennino faentino. Sua madre, che l’ha cresciuto da sola, ci accompagna alla Chiesa di Sopra e ci mostra le pietre, le erbe, la luce sui pascoli di fronte. Nei bar di Casola, sulle panchine, alla Festa dei frutti dimenticati regnano le storie. I giovani le ascoltano dai vecchi e ne raccontano di nuove: belle, esagerate. Cristiano per viaggiare non deve fare molta strada. Attraversando l’Europa e l’America si è divertito parecchio, ma la sua avventura è ogni giorno, lì. Ha già pubblicato quattro romanzi, con successo crescente: Alla grande, Nel paese di Tolintesàc, Un’ultima stagione da esordienti e I frutti dimenticati. Ha vinto importanti premi letterari: Premio Tondelli, Castiglioncello, Vigevano, Francesco Serantini, Selezione Premio Strega 2009. I lettori amano la sua natura sincera e vulcanica e la critica più severa lo considera uno dei migliori scrittori italiani della nuova generazione. Lui sforna pizze buonissime nella pizzeria di famiglia e gioca con il figlio Giovanni. Questo romanzo è una storia di miniera e rende testimonianza della sua prima regola di vita: niente scorciatoie, niente compromessi.
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“Laggiù c’è solo l’aria fredda che risale dalle viscere della terra e una montagna intera intorno, e l’oscurità che ti circonda è così grande e impenetrabile che essere un uomo è come essere niente.”
“E la montagna sarebbe stata ancora al suo posto; avrebbe aspettato immobile, mentre la calpestavamo credendoci i padroni del mondo, certa che in un modo o nell’altro sarebbe sopravvissuta a tutti quanti.”
Pagina a cura di Alessandro Bandiera