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PopCamp
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PopCamp volume primo  	a cura di Fabio Cleto
PopCamp volume secondo	a cura di Fabio Cleto
a cura di Fabio Cleto  
volume I
352 pagine, 25 euro
isbn 978-88-7168-449-9
a cura di Fabio Cleto  
volume II
288 pagine, 25 euro
isbn 978-88-7168-493-2
Sono passati oltre quarant’anni da quando Susan Sontag scrisse il suo magistrale saggio sul Camp (Note sul Camp), ma molti non sanno ancora di cosa si tratta. Come nel caso del Borghese gentiluomo di Molière, che parlava in prosa senza saperlo, tutti sanno cosa è il Camp senza saperlo davvero.
Il Camp è una sensibilità (non è un’idea), ma non una sensibilità naturale: è l’amore per l’innaturale, l’artificio, l’eccesso. Ma il Camp è anche un cifrario, qualcosa di esoterico, un distintivo di riconoscimento tra piccoli gruppi, scrive la Sontag. Da allora a oggi il cifrario è diventato di massa, accessibile a moltissimi, se non proprio a tutti. Il camp è una particolare forma di estetismo. Meglio: un modo di vedere il mondo come fenomeno estetico. Facciamo qualche esempio prendendolo dalla Sontag. Sono Camp la regia di Visconti per Salomè, le lampade di Tiffany, gli abiti femminili degli anni Venti (boa di struzzo, vestiti di frange e perline), King Kong di Cooper. Proviamo ad attualizzare e a mescolare vecchio e nuovo: Oscar Wilde e Madonna; Andy Warhol e Greta Garbo; David Bowie e Judy Garland; Fassbinder ed Elton John. E si potrebbe continuare con una lunga lista di scrittori, artisti, registi. Il Camp che tutti conoscono è Pedro Almódovar.
A questo punto è evidente che il Camp ha che fare con il travestitismo nelle sue diverse forme, con la cultura gay, anche se non tutta la cultura gay è Camp. Il Camp è un travestimento pischico che lo rende volubile, evanescente, inafferrabile. Camp è uno stile che ama l’eccentrico, l’artificio. Di più: ama le cose-che-sono-come-non-sono. Ha che fare con l’attrazione sessuale, oltre che con il piacere sessuale, consiste nell’andar contro, a livello di gusto, ma non solo, l’inclinazione del proprio sesso. Il Camp è il trionfo dell’ermafrodita, scriveva la Sontag.
Questo fino a metà degli anni Sessanta, poi qualcosa è cambiato, soprattutto a livello di massa. L’avanguardia omosessuale, che praticava il dandismo nell’epoca della cultura di massa, ha trasferito più o meno consapevolmente i propri gusti estetici alla società di massa; in particolare la moda è diventata il luogo principale del Camp. Camp è popular: Pop Camp.
Oggi il Camp, nella versione Pop, è il Kitsch della società contemporanea. Non è necessario essere gay per apprezzare e godere esteticamente i film di Almodóvar, i quadri di Luigi Ontani o i lavori di Francesco Vezzoli, per citare due artisti delle ultime generazioni. Warhol è Pop Camp. Detto altrimenti: a partire dalla fine degli anni Sessanta il codice elitario del Camp si è democratizzato, includendo, ad esempio, molte delle sottoculture giovanili dei decenni seguenti, dagli anni Settanta agli anni Novanta: i supereroi sono Pop Camp, così l’underground newyorkese che ora approda sugli schermi cinematografici di massa.
Sono Pop Camp Paola Borboni e Paolo Poli, Aldo Busi e Carmelo Bene, Renato Zero, Patty Pravo, Milva ma anche i Legnanesi. Pop Camp è Arbasino, ma anche Dolce & Gabbana, Versace e Cavalli. C’è infatti un Pop Camp non solo americano o inglese, ma anche italiano.
Il volume di “Riga” curato da Fabio Cleto, già autore di una importante antologia del Camp apparsa negli Stati Uniti in inglese, ricostruisce la storia del Camp dall’Ottocento sino ai nostri giorni. Mostra testi visivi – il Camp è un fatto  visivo anche quando è letterario – raccoglie testi narrativi, esplora il passaggio dal Camp al Pop Camp, descrive attraverso citazioni, scritti e icone. Sono 43 fra testi e saggi, tutti o quasi inediti in italiano, cui si aggiungono circa 280 immagini: non illustrazioni, ma luoghi e dispositivi del Pop Camp. Un doppio volume di 600 pagine complessive.
Dopo questi due libri nessuno potrà più dire di non conoscere il Camp che già conosce.


Testi, saggi, racconti e interventi di: A. Beardsley, R. Firbank, J.H. Burns, C. Connolly, T. Wolfe, J. Purdy, V. Banis, J. Orton, T. Capote, A. Carter, P. Lemebel, A. Arbasino, M. Haz, L. Ontani, F. Vezzoli, C. Isherwood, S. Sontag, J. Simon, J.H. Brunvand, Th. Meehan, G. Frazier, V. Gornick, Th. Andersen, A. Brien, R. Dyer, M. Booth, Ph. Core, J.A. Richardson, J. Babuscio, P. Muriès, H. Beaver, H. Kramer, G. Merlino, A. Ross, R. Krauss, J. Dollimore, F. Cleto, G.P. Piretto, M. Fusillo, G. Iacoli, L. Scarlini, G. Woods, G. Monti, S. Dixon.
 marchietto
pagina a cura di Stefano Nicosia
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