| Leon
de winter SuperTex |
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Alfredo
Ronci Il Paradiso degli orchi gennaio 2010 Potremmo partire da una battuta di Woody Allen: Le difficoltà sono come la carta igienica: uno ne tira un foglio e ne vengono fuori dieci. E siamo anche in tema, perché De Winter racconta di un personaggio a cui ne succedono di cotte e di crude, ed è pure ebreo: e come si sa, la letteratura ebrea, come la cinematografia, o è noiosa fino alla morte o è straordinariamente divertente. SuperTex (e già mi contraddico) non è lettura straordinariamente divertente, ma regala momenti esilaranti. Libriccino (per il suo formato, perché la presente è sì nuova edizione, ma nel formato paperback perché ristampa) che la sa lunga sulla pesantezza delle ortodossie, e sulle imposizioni di casta che delimitano comunque le libertà dei singoli. Amsterdam. E’ sabato. Max, trentaseienne, erede di una fabbrica di tessile, a bordo della sua scintillante Porsche, riesce ad evitare per un pelo, nei pressi di una sinagoga, un ragazzino di famiglia chassidica (sul chassidismo, corrente dell’ebraismo, andate a cercare notizie, perché mica posso dirvi tutto io!). Da questo incidente, come direbbe Allen, parte una serie di difficoltà per il povero Max che presto diventano come i fogli della carta igienica (e per fortuna che gli ebrei olandesi non conoscono i rotoloni Regina). Non solo il protagonista è costretto a difendersi dall’accusa di possedere una Porsche (Ero un ebreo con la Porsche. Jossele aveva ragione: ero un mostro, una creatura con le ali e le pinne che non sapeva né volare né nuotare) ma in ragione di un malessere sempre più avvertito nei confronti, come si diceva prima, dell’ortodossia religiosa (Anche strappare è proibito di sabato – i più devoti strappano la carta igienica il venerdì pomeriggio e preparano un bel mucchietto di fogli, perché nel giorno del Signore è comunque consentito pulirsi il posteriore – ma lui contravvenne al divieto) e poi della vita in generale, si rivolge ad uno psicoterapeuta (e altrimenti che ebreo sarebbe?). |
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Internazionale settembre 2009 In "SuperTex", come in tanti romanzi di Leon de Winter, un protagonista olandese di origini ebraiche riconsidera la sua vita e si chiede perché, malgrado i successi ottenuti, sente che qualcosa è andato storto. L'uomo è Max Breslaueur, ed è spinto a riflettere sulla sua vita quando scorrazza per Amsterdam sul simbolo del suo successo, una Porsche 928S, e per poco non travolge una famiglia hassidica che sta raggiungendo la sinagoga per lo shabbath. Max ha bisogno di parlare, così si rivolge alla dottoressa Jansen, una psicoanalista di settant'anni. La assume per un giorno e "SuperTex è la cronaca di questa giornata, che consiste in gran parte del racconto fatto da Max sul lettino della psicoanalista. Malgrado la cornice narrativa un po' artificiale il romanzo di DeWinter non diventa mai troppo statico, ed è inventivo e divertente a sufficenza negli episodi che racconta. Una lettura piacevole, che fa riflettere. - The complete Rewiew.
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Sabine
Bertagna |
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Sara
Camaiora mangialibri.com novembre 2009 Max da giovane non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi così: titolare dell’azienda di famiglia, grasso, ricco e amante delle macchine sportive. Non è stato facile crescere in una famiglia di ebrei ortodossi, con un padre rigido come il suo, tormentato dagli incubi sul campo di sterminio al quale, per un colpo di fortuna, scampò, in gioventù, a differenza dei suoi parenti. L’adolescenza di Max, costellata di litigi familiari e di istinti rivoluzionari, sembrava preannunciare un futuro da intellettuale idealista, prontamente smentito dalla sua decisione di assumersi il controllo della promettente SuperTex, fabbrica di indumenti di proprietà del padre che, nonostante i ripetuti scontri del passato, pensa bene di affidargli la carica di titolare, consapevole, a prescindere da tutto, della sua intelligenza e delle sue doti. E così ecco Max a trentasei anni: un superbo industriale di cento chili indossante capi firmati, perennemente intento a ribadire la sua presunzione su donne e dipendenti. |
A far vacillare ogni sua superba
sicurezza basta un sabato qualunque, in cui Max, guidando pazzamente la sua
Porsche, investe un sedicenne di famiglia ebrea chassidica - come
scopriremo, tra le frange più bigotte ed estreme dell’ebraismo: è solo
la prima di una serie di sconvolgimenti che coroneranno quella giornata un
po’ storta, anzi, tanto storta, così tanto da convincere Max a vomitare
addosso alla sua psicanalista drammi, traumi, svolte e scontri di quella sua
vita così strampalata… |