Leon de winter

SuperTex

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Salvatore Lo Iacono, asud'europa, settembre 2010

Alfredo Ronci, Il Paradiso degli orchi, gennaio 2010
Sara Camaiora,
mangialibri.com
, novembre 2009
Sabine Bertagna, FutureMagazine, settembre/ottobre 2009
Internazionale, settembre 2009
Chicca Gagliardo, Donna Moderna, luglio1996
Piersandro Pallavicini, Pulp, luglio 1996. Pag. 1 Pag. 2 
Fabio Gambaro,
L'Unità
, luglio 1996   
Laura Taccani, Liberazione
, luglio 1996
Roberto Duiz, Il Manifesto, giugno1996

 

Alfredo Ronci
Il Paradiso degli orchi
gennaio 2010

Potremmo partire da una battuta di Woody Allen: Le difficoltà sono come la carta igienica: uno ne tira un foglio e ne vengono fuori dieci. E siamo anche in tema, perché De Winter racconta di un personaggio a cui ne succedono di cotte e di crude, ed è pure ebreo: e come si sa, la letteratura ebrea, come la cinematografia, o è noiosa fino alla morte o è straordinariamente divertente.
SuperTex (e già mi contraddico) non è lettura straordinariamente divertente, ma regala momenti esilaranti. Libriccino (per il suo formato, perché la presente è sì nuova edizione, ma nel formato paperback perché ristampa) che la sa lunga sulla pesantezza delle ortodossie, e sulle imposizioni di casta che delimitano comunque le libertà dei singoli.
Amsterdam. E’ sabato. Max, trentaseienne, erede di una fabbrica di tessile, a bordo della sua scintillante Porsche, riesce ad evitare per un pelo, nei pressi di una sinagoga, un ragazzino di famiglia chassidica (sul chassidismo, corrente dell’ebraismo, andate a cercare notizie, perché mica posso dirvi tutto io!). Da questo incidente, come direbbe Allen, parte una serie di difficoltà per il povero Max che presto diventano come i fogli della carta igienica (e per fortuna che gli ebrei olandesi non conoscono i rotoloni Regina).
Non solo il protagonista è costretto a difendersi dall’accusa di possedere una Porsche (Ero un ebreo con la Porsche. Jossele aveva ragione: ero un mostro, una creatura con le ali e le pinne che non sapeva né volare né nuotare) ma in ragione di un malessere sempre più avvertito nei confronti, come si diceva prima, dell’ortodossia religiosa (Anche strappare è proibito di sabato – i più devoti strappano la carta igienica il venerdì pomeriggio e preparano un bel mucchietto di fogli, perché nel giorno del Signore è comunque consentito pulirsi il posteriore – ma lui contravvenne al divieto) e poi della vita in generale, si rivolge ad uno psicoterapeuta (e altrimenti che ebreo sarebbe?).





In una giornata lunga trentasei ore, Max ripercorre fatti e misfatti della sua esistenza, passando in rassegna le persone che più gli sono state accanto, quelle che credeva ‘incomprensibili’, come suo fratello, che in realtà si rivelano di statura intellettuale più alta, gli amori, l’universo femminile e appunto il problema grosso della religione. Un fluire a tratti esilarante, dove però il controaltare diventa un’ossessiva e tragica sensazione di inadeguatezza e solitudine.
De Winter è autore davvero da seguire, potrebbe essere la versione più letteraria di Woody Allen (dal momento che lo scrittore, seppur nato in Olanda, ora vive a Los Angeles, non sarebbe male un incontro tra le due teste): la crisi che descrive, di un uomo alle soglie dei quarant’anni, non è la sdilinquente analisi dei tanti filmacci italiani in odor di disfacimento temporale. Sono appunti, acidi e divertenti, curiosi e ‘ficcanti’ di un mondo da rivedere nella sua interezza, non nello specifico soggettivo. Quello che De Winter alla fine ci consegna non è solo il dissolvimento progressivo di una persona, ma l’intera struttura alla quale questa stessa persona s’era aggrappata per gran parte della sua vita.
E a quel punto, anche un proverbio yiddish non può essere d’aiuto: “Che cos’è la legge?” “Sono tutte le regole di quello che si può fare e quello che non si può fare” “E perché bisogna conoscere la legge?” “Per trovare le scappatoie”. (Chissà se ne è a conoscenza l’avvocato Ghedini).

Salvatore Lo Iacono
asud’europa 
settembre 2010 

L’ironia dissacrante di “SupertTex”

Il catalogo dell’editore Marcos y Marcos abbonda di gioielli e piccoli capolavori. In quello della collana Minimarcos, i tascabili, è stato ristampato “SuperTex” (317 pagine, 10 euro; nella prima edizione si chiamava “Magazzini SuperTex) di Leon De Winter, olandese trapiantato negli Stati Uniti, che aveva solo tredici anni quando fu pubblicato per la prima volta “Il lamento di Portnoy” di Philip Roth, ma successivamente avrà recuperato il tempo a furia di leggerlo e di imparare. Il Portnoy di De Winter si chiama Max Breslauer, è di famiglia ebraica, e come l’illustre predecessore è steso sul lettino dell’analista (la minuscola e anziana dottoressa Jansen), a cui racconta la propria vita, quella di un ex avvocato che ha ereditato l’azienda tessile di famiglia. 






Sono pagine percorse da un’ironia dissacrante e corrosiva, ma che sanno fare anche riflettere. Tengono banco i rapporti del corpulento Max con il padre Simon scampato ai nazisti e con il fratello che si è rifatto una vita in Marocco, ma anche le sue relazioni sentimentali: Breslauer si districa fra le donne (sta con l’ultima amante del padre morto, ma racconta tanto di Esther), riflessioni esistenziali, sensi di colpa e legami tutt’altro che semplici con la cultura religiosa ebraica; la scintilla del plot, non a caso, è una corsa in Porche, che si ferma quando investe un ragazzino di famiglia chassidica.
È un romanzo, quello di De Winter, che vale la pena leggere: a suo modo originale, spassoso, acuto, scritto quasi vent’anni fa, ma attualissimo.


Internazionale
settembre 2009

In "SuperTex", come in tanti romanzi di Leon de Winter, un protagonista olandese di origini ebraiche riconsidera la sua vita e si chiede perché, malgrado i successi ottenuti, sente che qualcosa è andato storto. L'uomo è Max Breslaueur, ed è spinto a riflettere sulla sua vita quando scorrazza per Amsterdam sul simbolo del suo successo, una Porsche 928S, e per poco non travolge una famiglia hassidica che sta raggiungendo la sinagoga per lo shabbath. Max ha bisogno di parlare, così si rivolge alla dottoressa Jansen, una psicoanalista di settant'anni. La assume per un giorno e "SuperTex è la cronaca di questa giornata, che consiste in gran parte del racconto fatto da Max sul lettino della psicoanalista. Malgrado la cornice narrativa un po' artificiale il romanzo di DeWinter non diventa mai troppo statico, ed è inventivo e divertente a sufficenza negli episodi che racconta. Una lettura piacevole, che fa riflettere. - The complete Rewiew.

 

Sabine Bertagna
Future magazine
settembre/ottobre 2009

Quando un giorno Max quasi investe un ragazzo ebreo diretto alla sinagoga non può ignorare che qualcosa nella sua vita sta andando storto. Decide quindi di dedicare una giornata intera all'analisi e vomita alla sua dottoressa i ricordi di un padre duro, sopravissuto ai campi di concentramento, del suo rapporto con i proverbi in ebraico e di un fratello mediocre, che un giorno ha dato una vera svolta alla sua vita. Divertente radiografia di un rapporto tra padre e figlio.

Sara Camaiora
mangialibri.com
novembre 2009

Max da giovane non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi così: titolare dell’azienda di famiglia, grasso, ricco e amante delle macchine sportive. Non è stato facile crescere in una famiglia di ebrei ortodossi, con un padre rigido come il suo, tormentato dagli incubi sul campo di sterminio al quale, per un colpo di fortuna, scampò, in gioventù, a differenza dei suoi parenti. L’adolescenza di Max, costellata di litigi familiari e di istinti rivoluzionari, sembrava preannunciare un futuro da intellettuale idealista, prontamente smentito dalla sua decisione di assumersi il controllo della promettente SuperTex, fabbrica di indumenti  di proprietà del padre che, nonostante i ripetuti scontri del passato, pensa bene di affidargli la carica di titolare, consapevole, a prescindere da tutto, della sua intelligenza e delle sue doti. E così ecco Max a trentasei anni: un superbo industriale di cento chili indossante capi firmati, perennemente intento a ribadire la sua presunzione su donne e dipendenti.

A far vacillare ogni sua superba sicurezza basta un sabato qualunque, in cui Max, guidando pazzamente la sua Porsche, investe un sedicenne di famiglia ebrea chassidica - come scopriremo, tra le frange più bigotte ed estreme dell’ebraismo: è solo la prima di una serie di sconvolgimenti che coroneranno quella giornata un po’ storta, anzi, tanto storta, così tanto da convincere Max a vomitare addosso alla sua psicanalista drammi, traumi, svolte e scontri di quella sua vita così strampalata…
Il romanzo di Leon de Winter è sostanzialmente la cronaca di questa fatidica giornata durante la quale il protagonista ripercorre e riaffronta i suoi rapporti difficili con il padre, con le donne, con un fratello mediocre ma inaspettatamente capace di dare una svolta alla sua vita. È un divertente intreccio di riflessioni personali e racconti di vita vissuta, senza dubbio paradossali e, talvolta, grotteschi: risulta originale, senza dubbio, la maniera del tutto “ebraica” di guardare alle sue vicende, la prospettiva tutta particolare con cui Max analizza la sua vita, dettata dalla religione e dalla storia della sua famiglia. Un’educazione che, per quanto lui abbia voluto combattere, l’ha segnato nel profondo, lo ha influenzato e lo influenza tuttora. Max Breslauer, sicuramente, è un gran bel personaggio, e il resoconto delle sue paranoie da lettino dello psicanalista potrà essere una comica terapia per chi sta lottando contro le proprie.

Scheda del libro

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