janette turner hospital

Orfeo perduto


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Orietta Possanza, Left, gennaio 2010, intervista  Pag 1   Pag.2
Sara Camaiora, mangialibri.com, gennaio 2010
Eva Kent
, martelive.it, dicembre 2009
Simonetta Bitasi, Mantova.com, dicembre 2009
Erica Arosio
, Gioia, novembre 2009
Marilia Piccone, Wuz.it, novembre 2009
Antonella Ottolina, Anna, novembre 2009 

Affaritaliani.it, ottobre 2009 
Marta Buonadonna, Panorama.it, ottobre 2009 
Monica Capuani, D-La Repubblica delle donne , ottobre 2009,
intervista

Glamour, ottobre 2009
Grazia, ottobre 2009  

 

pareri dei librai e dei lettori

Cristina, lettrice della libreria Lirus Milano, ottobre 2011
Stefano Donno, stefanodonno.blogspot.com, aprile 2010
Angela Del Prete, diecirighe.it, maggio 2010
Pieranna, Libreria Margaroli, Verbania, dicembre 2009
Beppe, Libreria Massena28, Torino, agosto 2009


 

 

Grazia
ottobre 2009

Ossessione è la parola chiave del romanzo e della vita di Leela, la protagonista. Brillantissima studentessa di Matematica della musica al MIT di Boston, è una donna fortunata: ha incontrato la sua perfetta metà in Mishka Bartok, uno splendido violinista in grado di incantare il mondo. La coppia di geni condivide tutto, sogni, sesso, passioni. Mishka però - nato in Australia, un padre libanese coinvolto in vicende terroristiche, sparisce sempre più spesso e sempre più a lungo dalla casa di Boston, senza spiegazioni. I silenzi creano un vuoto incolmabile tra i due, fino a quando una bomba esplode a poca distanza da casa e Leela viene prelevata dai servizi segreti. Ma lei non può credere, anzi è sicura che, se Mishka ha un segreto, non è quello di essere un terrorista...



Marta Buonadonna
Panorama.it
ottobre 2009

La perdita di una persona amata è alla base dello sconvolgimento delle vite per i protagonisti di "Orfeo perduto", romanzo in uscita in questi giorni da Marcos y Marcos.
Tutti i personaggi che incontriamo nel libro hanno perso qualcuno e da allora la loro vita non è stata più la stessa. E i due innamorati Leela e Mishka, due geni, lei della matematica, lui della musica, che si incontrano in una stazione della metropolitana di Boston, la città dove entrambi sono finiti per inseguire i propri sogni ma anche in egual misura per scappare dal proprio passato, sono anch’essi destinati a perdersi.
Che farò senza Euridice? Il lamento di Orfeo che scende negli inferi per riportare alla luce la sua amata è la colonna portante del libro, che ha nella musica il suo filo conduttore. L’autrice, Janette Turner Hospital, è nata in Australia, nel verde e selvaggio Queensland in una famiglia molto religiosa, e poi ha passato buona parte della propria vita a girare il mondo.
E si vede dalla maestria con cui è capace di portarci e farci sentire in ognuno dei luoghi in cui la vicenda si dipana. Dal Queensland, appunto, dove vive la pittoresca famiglia di origini ungheresi di Mishka in una bizzarra palafitta sul Daintree River, al profondo Sud bigotto degli Stati Uniti, nel paesino dal pittoresco nome di Promised Land dove è nata e ha trascorso l’infanzia Leela. Da una Boston frenetica e multietnica, martoriata dagli attacchi di terroristi suicidi, alla Baghdad sotterranea delle segrete dove vengono tenuti i prigionieri fantasma, i senza nome dai quali la milizia irachena o i servizi privati cui sono appaltati gli interrogatori dei presunti terroristi cercano di spremere informazioni fino alle estreme conseguenze.
È un libro che parla del dolore dell’assenza e della deriva che la perdita può comportare sulla vita delle persone, e soprattutto dei bambini. Bambini che una volta diventati adulti pagheranno le conseguenze di quel dolore, agiranno per cancellarlo, dimenticarlo, per riscattarlo o per espiarne la colpa, anche se in realtà non ne hanno alcuna. E per farlo rinnegheranno troppo frettolosamente il proprio passato, come fa Leela, oppure gli correranno incontro con un’incoscienza quasi infantile, come Mishka.
Ma chi è veramente quel ragazzo che suona il violino in modo prodigioso, che ama con passione e vive come se avesse una costante melodia nella testa? Chi è questo australiano di origini ungheresi, dai tratti mediorientali e perché c’è un perpetuo fondo di tristezza nei suoi occhi che a Leela sembra infelicità? È possibile che  sia coinvolto negli attentati terroristici che stanno scuotendo Boston?
Sono le domande che Leela è costretta a farsi quando Mishka comincia misteriosamente a scomparire per giorni, e lei si ritrova senza sapere come né perché in una stanza per interrogatori dalle pareti imbottite a rispondere domande che le paiono senza senso. A porgliele è un suo fantasma privato, tornato dal passato per regolare un conto rimasto in sospeso.
Orfeo perduto è un romanzo che sa descrivere le inquietudini dei nostri giorni, in cui la fede può essere conforto o dannazione e vengono perpetrati orrori a stento immaginabili in nome della sicurezza. L’autrice lo dedica a “tutti coloro che sono stati chiamati a mettere in pericolo la propria vita in tutte le guerre, che le approvassero o meno”

Monica Capuani
D-La Repubblica
ottobre 2009

Leela studia matematica della musica. Mishka suona l'oud, meravigliosamente, nella metropolitana di Harvard Square, a Boston. L'amore li ghermisce senza possibilità di fuga. Ma un attentato terroristico nell'underground della "città-salotto" degli USA stacca la spina di questa storia appena nata. E sarà Leela, come un moderno Orfeo, a scendere all'inferno per cercare di riportare indietro il suo amante. La scrittrice australiana Janette Turner Hospital, che l'Observer ha definito "la più grande scrittrice in lingua inglese vivente", tira le fila di questa ricerca tra America, Australia, Libano e Iraq, in un mondo in cui ormai i confini più forti sono quelli delle nostre paure.
Il terrorismo porta nella nostra vita la minaccia d'essere "coinvolti" nella storia...
La paura crea due tipi di reazioni, una buona, l'altra cattiva. Quella cattiva (avvenuta massicciamente negli USA dopo l'11 settembre) è la paranoia xenofobica. Quella buona è il desiderio di maggiore informazione su culture e religioni diverse e il ritorno agli ideali alti che ci distinguono dalle società tribali.
Che cosa è cambiato nei viaggi all'inferno, dai tempi di Orfeo ed Euridice?
Siamo meno inclini a credere nella versione dell'inferno di Dante e più consapevoli del fatto che l'umanità è perfettamente in grado di crearsi il proprio inferno da sola. L'ondata di attentati post-11 settembre faceva pensare che sarebbero diventati una costante nel mondo occidentale. ma un'altra forma di orrore è emersa nello stesso momento: gli abusi ad Abu Ghraib e l'uso della tortura. Mi ha molto colpito la velocità con la quale si è ricorsi alla violenza con la scusa della sicurezza interna.
Lei ha vissuto a lungo in India. Come ci vede l'altra metà del mondo? E cosa si vede da quella prospettiva?
Vivere in un villaggio a sud dell'India mi ha cambiato la vita. Noi tendiamo ad avere una visione universale e assiomatica, e questo ci acceca. Negli anni '60, ho vissuto nell'Harvard University's Center for the Study of World Religion, e i miei vicini erano monaci buddhisti, hindu rabbini ebrei, musulmani. Anche  questo mi ha aperto gli occhi. Sono diventata molto amica di un libanese cieco che suonava l'oud. Mishka è un omaggio a lui e ai nostri quarant'anni di amicizia.


Affaritaliani.it

ottobre 2009

"Orfeo perduto" di Janette Turner Hospital è probabilmente il romanzo definitivo sul terrorismo. Quest'ultimo ha un ruolo fondamentale nella storia, che tocca Stati Uniti, Libano, Iraq e Australia, ed è raccontato attraverso due personaggi che non si dimenticano facilmente. Una coppia giovane, felice, apparentemente perfetta, ineluttabilmente 'annientata' da un sentimento di odio che si rivela molto più forte dell'amore.



Erica Arosio
Gioia
novembre 2009

Amori pericolosi
Lei si innamora sentendolo suonare nella metropolitana di Boston. Lui è Bello, passionale, sensibile. Ma perché sparisce senza spiegazioni? L'origine libanese è per forza indizio di legami con il terrorismo? Lei non si rassegna, non crede all'evidenza e la scoperta finale scombina pregiudizi e affonda le unghie nella storia post 11 settembre.



Antonella Ottolina
Anna
novembre 2009
Una storia d'amore che obbliga ad aggettivi come "fatale, immediata, travolgente", è un po' irritante. Ma è facile dimenticarsene, mentre le vite di due ragazzi vengono travolte dalla pazzia del fanatismo religioso: quello islamico che esplode in una moschea e quello cattolico che recita salmi in una casa di provincia.

 

Sara Camaiora
mangialibri.com
gennaio 2010

Boston. Due giovani studiosi, Leela e Mishka, due passioni, la matematica e la musica, una storia d’amore profonda, sensuale e intensissima. Il loro primo incontro è casuale, avviene nel tunnel della metro, dove Mishka è solito suonare il suo violino e Leela compiere il suo tragitto di ritorno a casa; un rapido scambio di sguardi e parole e Mishka si ritrova a casa di Leela, entrambi travolti da un irrefrenabile sentimento che li condurrà di lì a poco a non poter far a meno l’uno dell’altra. Leela è una donna passionale e selvaggia, fuggita da un nucleo familiare bigotto e da un paesino in cui le sue bramosie d’indipendenza e la sua libertina e lasciva condotta avevano lasciato un nitido ricordo, soprattutto nei suoi coetanei di sesso maschile. Del passato di Mishka invece si sa poco: nato in Australia, figlio di un musicista libanese che abbandonò sua madre prima della sua venuta al mondo. Nell’appartamento di Leela i due iniziano a vivere insieme, condividendo l’amore, la musica e reciproci turbamenti. Ma nella coppia rimane qualcosa di non detto, di non spiegato: il lato oscuro di Mishka, i suoi incubi, i suoi silenzi, le sue fughe. Nel frattempo a Boston attentati terroristici di nuclei fondamentalisti islamici seminano terrore e morte: a ogni scena di massacro corrisponde una sparizione di Mishka, prima ore, poi notti intere, poi giornate e giornate. Dove andrà Mishka? Cos’è che lo inquieta talmente tanto da costringerlo a mentire alla donna amata? La situazione, da poco chiara, diventa pericolosa: Leela viene sequestrata e sottoposta a un fitto interrogatorio, la sparizione di Mishka è sempre più lunga. A infittire il mistero contribuisce l’identità inaspettata del crudele agente segreto occupatosi dell’interrogatorio di Leela, nientemeno che Cobb Slaughter, primo grande amore della ragazza…






Attualità, musica e sentimenti sono al centro del romanzo di Janette Turner Hospital, australiana errante, originaria del Queensland ma da quest’ultimo perennemente in fuga, vuoi per indole personale, vuoi per la necessità di abbandonare una famiglia ossessionata dalla religione - e qui le analogie con Leela si sprecano. Orfeo perduto rovescia lo storico mito del cantore Orfeo, disposto a recuperare la compagna Euridice nelle profondità degli inferi; questa volta è la donna amata a compiere un pericoloso viaggio alla ricerca del suo musicista e l’Ade mitologico è sostituito dalle crudamente reali prigioni irachene. Non solo guerra e terrorismo cuciono la trama di questo avvincente romanzo ma anche storie d’amore parossistiche e dolorose: al centro c’è Leela, intorno a lei gli uomini che ha amato più di tutti e che l’hanno ricambiata in maniera strana, personale, a volte crudele, ma ugualmente intensa. Sono come quei grandi amori caratterizzati da un’ambigua e frustrante sensazione per cui i sentimenti più forti non bastano a rendere felici gli amanti in questione: un duro gioco in cui qualcosa si ottiene e qualcosa si perde. Chi e cosa perderà Leela, chi vincerà, chi sopravviverà è tutto da scoprire.
Marilia Piccone
wuz.it
novembre 2009

È affascinante il mito di Orfeo. Orfeo ama Euridice. Quando lei muore, Orfeo si dispera, non può vivere senza di lei. Scende negli inferi, facendosi strada con la musica incantatrice della sua cetra. Ottiene di poter riportare Euridice con sé nel mondo dei vivi, ma a un patto: non dovrà mai girarsi indietro. E invece Orfeo si gira: teme di essere stato ingannato, ha paura che ci sia qualcun altro dietro di lui, o nessuno. E perde Euridice per sempre. Sarebbero molti i temi su cui si potrebbe lavorare, scavando nel mito di Orfeo: l’amore che vince la morte, il potere della musica, il divieto di girarsi (ricordate anche la moglie di Lot, nella Bibbia, trasformata in una statua di sale?), la necessità di aver fede nell’amore. Ritroviamo tutti questi temi nel bel romanzo Orfeo perduto della scrittrice australiana Janette Turner Hospital, musicati su chiavi diverse, accennati, ripresi, sottolineati, modificati in una straordinaria polifonia. Con un capovolgimento dei personaggi: è Euridice - o qualcuno per lei - che si addentra nel regno delle ombre per riscattare Orfeo.
Naturalmente i personaggi non si chiamano così, e tuttavia i loro nomi sono evocatori di due mondi lontani tra di loro: lei, Leela-May Magnolia Moore, viene da Promised Land, una cittadina nel profondo Sud degli Stati Uniti; lui, Mishka Bartok, è un australiano figlio di profughi ungheresi scampati alla Shoah. Lei è un genio della matematica; lui un genio della musica, e che musica e matematica abbiano molto in comune non ci stupisce. Si incontrano a Boston, mentre lui sta suonando in un corridoio della metropolitana - no, non è un accattone, c’è qualcosa che gli fa esplodere la musica in testa, nelle risonanze dei muri del sottosuolo. Per noi sono una ennesimo eco del mito di Orfeo nell’oltretomba. L’amore è un colpo di fulmine e in capitoli diversi sapremo da che cosa ognuno di loro è fuggito: l’una dalle strettoie bigotto-religiose di un luogo che contiene nel nome la sua promessa e l’altro da una casa stravagante nella foresta pluviale australiana dove un mitico zio Otto suona il violino ogni sera (e poco importa se questo Otto/Orfeo sia scomparso in un campo di concentramento più di mezzo secolo prima).


 

 

Ma… c’è un ma: ci sono degli attentati terroristici e nell’America paranoica del dopo 11 settembre è sufficiente che Mishka Bartok sia visto in compagnia di un uomo di chiaro aspetto arabo, che venga seguito mentre va alla moschea, che suoni nel caffè Marrakesch, che il suddetto uomo d’aspetto arabo sia riconosciuto come l’attentatore suicida, perché si sospetti anche di Mishka, e di Leela come conseguenza. E a questo punto dobbiamo parlare del terzo personaggio importante, Cobb Slaughter di Promised Land, rivale di Leela in matematica, da sempre innamorato di Leela, con un padre alcolizzato reduce del Vietnam e lui stesso premiato con la Stella di Bronzo in Afghanistan, combattente in Iraq, dopo di che aveva lasciato l’esercito.
L’americano Cobb e l’australiano-ungherese Mishka - l’uomo delle cui atrocità possiamo sospettare e il musicista che impara a suonare l’oud per riconciliare i suoi due mondi quando viene a sapere che il padre era libanese, diventano figure antitetiche unite dall’amore per la stessa donna. Persecutore l’uno, vittima sognatrice l’altro, che sembra non accorgersi di nulla, neppure di essere seguito, di cadere in una doppia trappola per cercare il padre.
Mishka scompare, dopo l’arrivo in Libano. Mishka Bartok scompare proprio, perché ora si chiama Mikail Abukir, con il cognome del padre che pensava morto. Scompare nei labirinti sotterranei delle prigioni segrete di Saddam, scompare perché è stato annientato dalle torture, e forse le pene dell’inferno sono lievi in paragone a quello che ha subito. Non sarà con la musica che Leela - indomabile Leela, leale Leela - riuscirà a tirarlo fuori. Sarà la forza del suo amore, sarà il modo in cui farà leva sull’amore che Cobb nutre per lei che potranno riportare Mishka alla luce, in un bellissimo finale catartico.
“Che farò senza Euridice?”, lamenta la musica di Gluck; “Che farò senza Mishka Bartok?”, piange Leela; ma ci sono altre varianti dell’interrogativo - ad iniziare dallo struggente e possibile “che farò senza Otto?” della famiglia Bartok, proseguendo con i nomi di tutti gli scomparsi del romanzo. Che è un romanzo molto bello, ormai lo avrete capito. Tanto da farci meravigliare di non aver mai letto niente di questa scrittrice che “The Observer” definisce (con qualche esagerazione, come ogni volta che si usa il superlativo assoluto) “la più grande scrittrice in lingua inglese vivente”.

 

Simonetta Bitasi
Mantova.com
dicembre 2009

Dopo che l’ho finito mi sono detta ma chi è questa scrittrice che: riesce a mettere in un libro Australia Stati Uniti Iran Ungheria Libano con anche un breve accenno all’Italia senza farmi sentire persa? Che mi racconta non una ma due storie d’amore che avercene reali o raccontate sarei a posto tutto la vita? Che mi fa piangere per le ingiustizie del mondo e arrabbiarmi per lo stesso motivo? Che mi racconta come la musica e la matematica e quindi una passione possano salvarti davvero la vita e almeno aiutarti a sopportala meglio? Che prende il bellissimo mito di Orfeo ed Euridice ma lo ricrea veramente non per puro sfoggio stilistico? Che alla fine del libro mi lascia il finale aperto e soprattutto perdutamente innamorata (senza speranze) di Mishka? 

 





Che mi trasmette il confortante pensiero che ad avere fiducia negli altri, anche quando sembrano nemici, non si sbaglia? La risposta alle domande è facile perché c’è il suo nome sulla copertina ma tornando all’ultimo punto anche voi fidatevi e leggere questo libro. Dove il protagonista, il violinista Mishka Bartok, cresciuto in Australia ma di origine ungherese, ad Harvard incontra Leela May Moore, nata in un paesino sperduto del South Carolina, che studia matematica della musica al MIT. Saprà l’amore resistere alle profonde diversità di origine, all’influenza delle loro originali famiglie e soprattutto al terribile sospetto sulle attività terroristiche di Mishka?
Eva Kent
martelive.it
dicembre 2009

Orfeo fu il più famoso poeta e musicista mai esistito. Apollo gli donò la lira e le muse gli insegnarono a suonarla. Era talmente bravo che riusciva ad ammansire le belve feroci, ma anche gli alberi ed i sassi restavano incantati dalla sua musica. Sposò Euridice, Aristeo cercò di abusare di lei, e la ragazza, cercando di sfuggire, calpestò un serpente che la morse provocandole la morte.
Il coraggioso Orfeo, disperato per la morte della sua amata, decise di scendere nel Tartaro con la speranza di ricondurla sulla terra. Arrivato nell'Oltretomba, non solo riuscì ad incantare Caronte il traghettatore, Cerbero e i tre giudici dei morti con la sua melodiosa e dolce musica, ma riuscì anche ad addolcire lo spietato cuore di Ade tanto da convincerlo a restituire Euridice al mondo dei vivi. Ade, però, pose una condizione, che Orfeo, durante l'ascesa del Tartaro non si voltasse indietro e non parlasse  finché Euridice non fosse arrivata alla luce del sole. Per tutto il viaggio di ritorno la ragazza seguì il suono della lira di Orfeo, ma appena il ragazzo intraviste la luce, si girò per controllare se Euridice fosse con lui e fu cosi che la perse per sempre.
Questo il mito greco.
Un’incredibile storia di Morte e d’Amore o, meglio di come la forza dell’Amore può arrivare a sconfiggere la morte.
Sono gli uomini che non sanno dare all’Amore il valore che gli compete di diritto e forse è questa la sottile venatura che intride il romanzo di Janette Turner Hospital nel suo Orfeo perduto, edito Orfeo-perduto8dalla Marcos y Marcos.
Leela studia matematica della musica. Mishka suona il violino e l'oud (antico strumento arabo, evoluzione del liuto), meravigliosamente, nella metropolitana di Harvard Square, a Boston, dove i due si incontrano per la prima volta. L'amore li ghermisce senza possibilità di fuga. Ma un attentato terroristico nell'underground della città innesca una bomba che esploderà su questa storia appena nata. E tra servizi segreti, attacchi terroristici, guerre inconcludenti (si citano Vietnam, Afghanistan ed Iraq, tanto per dirne qualcuna), ricerca di genitori perduti e vite votate alla follia, sarà Leela, come un moderno Orfeo, a scendere all'inferno per cercare di riportare indietro il suo amante.





La perdita di una persona amata è alla base dello sconvolgimento delle vite per i protagonisti di Orfeo perduto, libro che parla del dolore dell’assenza e della deriva che la perdita può comportare sulla vita delle persone, e soprattutto dei bambini. Bambini che una volta diventati adulti pagheranno le conseguenze di quel dolore, agiranno per cancellarlo, dimenticarlo, per riscattarlo o per espiarne la colpa, rinnegando anche troppo frettolosamente il proprio passato. Sempre presente la magia della musica, la capacità salvifica dell’Amore, l’evoluzione profonda del sè tramite il dolore, la perdita. Tutta la vicenda è intrisa di perdite strazianti, raccontando quell’inquietudine tutta contemporanea che ci accompagna dal dopo 11 settembre: un’ossessione senza requie, in cui anche la religione diviene fanatismo, esaltazione, ma non più Amore per il bene Assoluto.
Leela ritrova il suo Orfeo, il fanatismo religioso occidentale muore immerso nell’interpretazione dei numeri, quello islamico tra le torture inflitte ai prigionieri, mentre la musica, quella che Dio non può più ascoltare, regna sovrana e rimane intatta.
Orfeo perduto non è un libro sui buoni sentimenti, forse meglio ci racconta quelli cattivi e ci conduce per mano negli abissi personali dei protagonisti che, ognuno a modo loro, sapranno riscattarsi e ritrovare la via del ritorno dalla morte dell’anima, ma questo non garantisce un happy ending a tutto tondo.
Con una prosa semplice, e con uno sguardo psicologico complesso e profondo, l’autrice ci conduce per mano tra l’Ungheria e l’Australia, l’America ed il Libano, con descrizioni dettagliate e poetiche che “tirano” ferocemente il lettore all’interno della storia, alla ricerca di una verità antica quanto l’uomo, proprio in un momento storico in cui bisogna avere fegato a cercare le verità perdute tra le parole. E’ necessario avere coraggio fino alla fine per scoprire se ancora l’Amore è in grado di vincere sull’odio…

 

 

Stefano Donno
stefanodonno.blogspot.com

aprile 2010

Domanda del giorno: cosa faresti se l'uomo della tua vita, un artista, un musicista eccelso per la precisione, si rivelasse un terrorista? Mishka Bartok studia composizione ad Harvard. Leela May Moore si occupa di matematica della musica al MIT. Incontro straordinario è il loro, dove l'amore diventa subito passione, e li porta da subito a dividere, nella casa di Boston, ogni cosa dai sogni al sesso. Ma il silenzio tra i due è una voragine profondissima, che getterà l'oscurità più nera sui loro destini. Mishka sparisce in modo misterioso, con grande frequenza, a volte senza dare nemmeno spiegazioni. Poi accade che nella metropolitana a un passo da casa esplode una bomba, con tanto di morti e feriti. Leela viene presa dai servizi segreti, e interrogata a lungo su Mishka e i suoi probabili coinvolgimenti con l'Oriente islamico. Il dubbio prevale su anni di amore e passione. Si tratta di uno splendido libro, di rara bellezza, ove la poesia della musica si fonde all'amore per i numeri e la matematica, dove la natura ribelle dell’Australia si alterna ai rumori della chiassosa Boston, dove l'eros e il coinvolgimento amoroso di un incontro non riesce a fare i conti con il veleno del sospetto. 

 





Mosaico fatto da una serie non stridente di contrasti il romanzo "Orfeo perduto", di Janette Turner Hospital, che vuole essere giustamente una zona temporaneamente autonoma tra oriente e occidente, al fine di permettere all'autore e al lettore di essere osservatorio lucido delle isterie che popolano due culture, due mondi. I due protagonisti saranno vittima di un classico colpo di fulmine, forze a più alto voltaggio della media: lui si perderà lungo i sentieri di un percorso esistenziale segnato dalla tipologia del "bello e maledetto", lei lo salverà dall'inferno di torture e intrighi internazionali. Ci vedrei un bel film ispirato a questo libro.

Angela Del Prete
diecirighe.it

marzo 2010

Leela è un genio della matematica e sta frequentando un dottorato al MIT a Boston, Mishka è un musicista di prim'ordine e studia ad Harvard, Boston. Si incontrano grazie alla magia di Orfeo ed Euridice di Gluck e da allora la loro vita cambierà. Un amore travolgente e unico, accompagnato in ogni istante dalla musica, ma che non permetterà ai due giovani di accantonare il proprio passato, specialmente a Mishka.
Dove va Mishka le notti seguenti gli attentati terroristici? perché Mishka non parla di sé e della sua famiglia? chi è Mishka? A tutte queste domande Leela sarà costretta a rispondersi solo dopo la sua sparizione e il dubbio si insinuerà in lei, fino a credere che il suo Mishka, il suo musicista e compositore, il suo uomo, sia un terrorista. Ma anche fino a combattere con le unghie e con i denti per dimostrare il contrario. 
Intanto alle spalle di questa storia d'amore se ne svolge un'altra, più subdola, senza musica, è l'amore-odio di Cobb per Leela. E poi l'infanzia di Mishka, quella di Leela, le loro famiglie. 





La trama di questo libro è tutta da scoprire e da amare, come i suoi personaggi, così misteriosi, che pagina dopo pagina vengono fuori in tutta la loro fragilità. Il terrorismo, la musica, la matematica, il Nord e il Sud degli Stati Uniti, il sesso, i colori, il mito. L'Orfeo perduto della Turner Hospital contiene tutto ciò e ci trascina in un viaggio che tocca l'Iraq, il Libano, l'Australia; ed è uno di quei libri ai quali ci si affeziona e nei quali si vorrebbe vivere. 
Un romanzo da leggere tutto d'un fiato, per lasciarsi commuovere. Per la capacità che ha questa scrittrice di farlo, per la capacità che ha di raccontare, tra grandi temi di attualità, quali il terrorismo islamico, grandi storie d'amore, di assenza, di dolore, imprimendo una traccia nella narrativa contemporanea. Un libro da assaporare, in attesa di poter leggere in italiano, altre opere di questa ormai affermata scrittrice. 
Cristina
lettrice della libreria Lirus
ottobre 2011

Romanzo splendido, armonioso mosaico di antipodi e contrasti.
Il genio della matematica Leela May, sfuggita al provincialismo del profondo Sud americano, incontra nella metropolitana Boston il genio della musica Mishka, figlio di profughi ungheresi, rifugiati nella foresta australiana.
La poesia della musica si fonde con la passione per i numeri in un amore assoluto e forte, condivisione di sogni e potente antidoto contro il silenzio e il sospetto.
Dalla frenesia della città, al realismo magico di un'incontaminata natura australiana, Leela, come una moderna Euridice, va alla ricerca del suo Orfeo, giungendo fino agli inferi più atroci, una prigione nel sottosuolo libanese.
Un capovolgimento straordinario dell'antico mito, con una prosa che dona rinnovata intensità a quella grande forza che è l'amore.
Pieranna
Libreria Margaroli
Verbania

dicembre 2009

Due giovani geni nel pieno della vita, dividono a Boston, sogni passioni e amore. Ma...c'è un silenzio fra Leela e Mishka, momenti di silenzio che si trasformeranno in voragine e panico. Lui figlio di un musicista libanese coinvolto in vicende di terrorismo, sparisce sempre più spesso, senza dare spiegazione. Lei viene interrogata in modo inquietante dai servizi segreti e interrogata a lungo sul suo compagno e i suoi legami con l'oriente islamico. Dopo paure panico, dolore e torture, si intravvede l'uscita dal tunnel oscuro.
Esclusi alcuni momenti dove la scrittura sempre molto intensa, forte, cede il passo a periodi di dialogo non essenziale, è un bel romanzo, attuale e l'autrice è senz'altro una tra le grandi dei nostri giorni.
Beppe
Libreria Massena 28
Torino

agosto 2009

A settembre e ottobre gli editori invadono le librerie di novità golose. Ecco i titoli più interessanti, dai prevedibili successi agli autori meno noti: da Benni a Palahniuk, da Judy Budnitz a Janette Turner Hospital, scrittrice inedita e ignota in Italia, che pure non è proprio una ragazzina, dal momento che è nata in Australia nel 1942. L’Observer ne ha dato un giudizio piuttosto impegnativo: “La più grande scrittrice di lingua inglese vivente”. Sia come sia, il primo ottobre Marcos Y Marcos la porta per la prima volta al pubblico italiano, col suo romanzo Orfeo perduto. Romanzo che comincia come storia d’amore – un amore sbocciato in una metropolitana, molto newyorchese, anche se la storia è ambientata a Boston – si sviluppa come storia d’amore, poi cambia registro. In città c’è un attentato e Mishka, il tenebroso musicista orientale di cui la protagonista, Leela, s’è innamorata, in qualche modo è coinvolto. Ma in che modo?
Romanzo che s’interroga sui rapporti personali, sulla stessa identità delle persone che ci sembrano più vicine. In questo, ricorda Il fondamentalista riluttante di Hamid, o L’attentatrice di Khadra.

 

Scheda del libro

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