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WILLIAM GOLDMAN
La principessa sposa
Un celebre sceneggiatore è disperatamente a caccia di una copia del romanzo chiave della propria infanzia.
Quel romanzo gli aveva spalancato orizzonti impensati, rivelato uno strumento strepitoso: la lettura.
Darebbe un occhio pur di trovarlo, vorrebbe regalarlo al figlio viziato e annoiato, sperando che il prodigio si ripeta. Quando ne agguanta una copia, si rende conto che molti capitoli noiosi erano stati tagliati dalla sapiente lettura ad alta voce del padre.
Decide di riscriverlo. Togliere lungaggini e divagazioni. Rendere scintillante la “parte buona”.
La magia si realizza. Il risultato è straordinario.
Si parte da una cotta clamorosa, un amore eterno tra un garzone di stalla e la sua splendida padrona, che sembra naufragare a causa di una disgrazia marittima. C’è poi il di lei fidanzamento con un principe freddo e calcolatore. Poi c’è un rapimento, un lungo inseguimento, molte sfide: il ritmo cresce, l’atmosfera si arroventa. Il trucco della riscrittura – arricchito da brillanti “fuori campo” dell’autore – l’incanto di personaggi teneri o diabolici, i dialoghi perfetti, fanno crescere il romanzo a livelli stellari.
Disfide, cimenti, odio e veleni, certo. Ma anche vera passione, musica, nostalgia.
Si corre a trecento all’ora su un terreno tutto nuovo che abbraccia classico e stramoderno, fiabesco e farsesco, ironico e romantico.
Seicento pareri a cinque stelle su amazon.com lo proclamano ad alta voce: “Puro genio... regalatevi e regalate questa meraviglia... cosa si può chiedere di più a un libro?”
gli alianti
336 pagine, 17,00 euro
isbn 978-88-7168-464-2

Traduzione di Massimiliana Brioschi
“La cena venne servita nella Sala grande del castello di Re Lotharon. [...] Vennero piazzati tavoli da un lato all’altro della Sala, un luogo pieno di correnti d’aria noto per essere gelido persino d’estate. C’erano molte porte e portali giganteschi, e gli spifferi a volte raggiungevano la forza di un uragano.”
Ascolta Cristiano Cavina leggere un brano del libro “La principessa sposa” a Fahrenheit su RadioRai3
Pare che i genitori di William Goldman – nato a Highland Park, fuori Chicago, nell’estate del 1931 – abbiano sempre fatto fatica a trascinare il figlio fuori dalle sale cinematografiche. William divora pellicole di ogni genere e specie, ed è impossibile farlo alzare dalla poltroncina prima della terza visione. Qualche anno più tardi, comincia a scrivere. Teatro, racconti e romanzi serissimi. Ma non ingrana. Passa al thriller ed ecco che dalla penna gli sguscia il soggetto – poi la sceneggiatura – del Maratoneta. Si aprono le danze, e il mondo del cinema scopre un protagonista. In quarant’anni di carriera ne scrive di tutti i colori – a volte anche in incognito – vince quasi tutto quel che si può. Per citare due soli fra gli Immortali, ricordiamo Tutti gli uomini del Presidente, e Butch Cassidy & the Sundance Kid. La principessa sposa è invece il suo più grande successo letterario, e negli ultimi anni è stato oggetto di un grande rilancio in tutto il mondo.
Il primo uomo era scuro, forse siciliano Aveva una gamba troppo corta e la sagoma di un gobbo, ma le venne incontro con velocità e agilità sorprendenti. Anche il secondo era scuro, probabilmente spagnolo, ed era dritto e sottile come la lama d’acciaio che aveva al fianco. Il terzo uomo, baffuto, forse turco, era probabilmente il più grosso essere umano che avesse mai visto
“Buttercup, da parte sua, non si sentiva per niente eccitata. In effetti, non ricordava di essere mai stata così meravigliosamente calma. Il suo Westley stava per arrivare: quello era il suo mondo [...] E quando udì che le nozze sarebbero state anticipate, non se ne preoccupò minimamente. Westley era sempre pronto all’imprevisto, e se la poteva salvare alla sei, avrebbe potuto salvarla altrettanto felicemente alle cinque e mezzo”.
Pagina a cura di Fabio Fresi