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Persone
che dovresti conoscere: Patrizio
di Michela Murgia
(Questo l'ho scritto per il Messaggero di Sant'Antonio)
La
libreria di Patrizio oggi apre alle dieci di sera, ma già dalle nove
davanti alla sua serranda ci sono decine di persone in fila per entrare.
Hanno in mano dei sacchi a pelo, cuscini e plaid sotto braccio e qualche
sdraio; c'è qualcuno che ha portato anche delle abat-jour. Sembrano
sfollati da un campeggio e invece sono solo lettori, persone comuni qual
tanto che serve per non farmi sentire strana a stare lì con loro, ma
straordinari abbastanza per dar retta a un libraio come Patrizio,
che invece proprio normale non è.
Ha organizzato lui questo bivacco notturno tra gli scaffali e l'ha
chiamato “La notte dei libri viventi”, invitando chiunque
avesse voglia di leggere qualche pagina a venire a farlo fuori orario. La
sua sagoma sottile e frenetica si muove tra le persone con premura
spontanea: fa il caffè, fornisce prese di corrente a tutti e rivela la
password del wi-fi a chi è venuto con il suo computer. Non c'è una
scaletta, si segue l'indole del momento, così la notte passa lenta e
condivisa, tra discussioni vivaci sul reale valore letterario dell'ultimo
successo di classifica e accorti bisbigli sul capolavoro sconosciuto,
rivelato all'orecchio degli amici con la premura di un segreto per pochi.
I lettori più anziani resistono poche ore, ma c'è chi resta fino
all'alba, complice il fatto che per tutta la notte continuano ad arrivare
persone curiose, compresi una decina di ragazzi che alle quattro del
mattino sono venuti via da un locale evidentemente non così trasgressivo
quanto una libreria aperta a quell'ora. Se uno gli chiedesse cosa
significa fare il libraio, Patrizio risponderebbe: significa
vendere l'anima. La definizione è di Romano Montroni, un
professionista che ha formato a questo mestiere più di seicento librai e
inaugurato una cinquantina di librerie in tutta la penisola. Montroni
probabilmente non conosce Patrizio, ma con quella frase di sicuro pensava
a uno come lui, un libraio capace di vendere i libri senza mai dimenticare
che dentro c'è un'anima segreta che può mandare in risonanza quella di
chi li legge.
Anche per questa sua sensibilità a Pisa lo hanno appena eletto
libraio dell'anno, ma lui scuote le spalle: “sono solo un book
jockey”, mi dice timido sistemando negli scaffali i testi di narrativa
appena arrivati. In realtà non è così semplice capire chi è uno come
Patrizio. Se da un lato è un commerciante che deve stare sul mercato,
dall'altro resta un sovversivo vero, uno che vive la sua libreria come un
presidio comune di civiltà e confronto. I libri gli danno da mangiare, ma
per lui non sono merci: sono un arsenale con cui mirare dritto
all'intelligenza dei suoi lettori. “Un tempo le piazze erano luoghi
di ritrovo, i bar funzionavano come centri sociali per gli anziani e se
avevi la passione politica c'erano le sezioni di partito. Oggi questi
luoghi sono scomparsi, la gente esce al centro commerciale, nei bar i
pensionati giocano al videopoker e le sezioni di partito non esistono più.
Sai quanta gente entra qui solo per scambiare due parole su una cosa che
ha letto in un libro?”
Mi basta stare in libreria con lui un paio d'ore per rendermi conto che
non esagera: le persone cercano luoghi comuni, spazi condivisi dove
confrontarsi, e chi glieli offre diventa un punto di riferimento. Una
volta all'anno Patrizio dà la libreria in mano ai suoi lettori. Tutto lo
spazio che c'è – scaffali, vetrina, bancone – diventa materia
manipolabile. I lettori scelgono i loro libri amati, ci infilano dentro
una motivazione per consigliarli e li mettono in evidenza per chi entra a
curiosare. Così per un giorno intero succede che questo atipico Occupy
faccia saltare fuori dalla polvere vecchi classici dimenticati, libri per
ragazzi che ci hanno cambiato la vita a dodici anni e titoli improbabili
che non avremmo preso mai in mano se non ci avessimo trovato dentro una
motivazione irresistibile scritta da un perfetto sconosciuto.
Qualche collega non capisce, gli rimprovera che passa più tempo a
organizzare attività sociali che a vendere i libri, e che la
libreria è un negozio, non un centro sociale. Lui sorride e tira
dritto: ha fatto una scelta e non ha nessuna intenzione di tornare
indietro. Mentre parliamo entra una signora agitando in mano una pagina
strappata. Perentoria la posa sul bancone e dice: “voglio il libro che
manca”. Lui non si scompone, tira fuori da un ripiano un romanzo che non
ho mai visto, lo apre alla pagina che manca e lo mostra alla signora. Con
tutta evidenza è assente proprio la pagina che lei ha in mano. La signora
annuisce, paga ed esce sorridente. Davanti alla mia sorpresa Patrizio
spiega serafico: “Due giorni fa volevo consigliarle un libro che
secondo me era adatto a lei, ma non si fidava. Allora ho strappato una
pagina come assaggio e le ho detto: la legga e poi mi dica. È tornata.”
Non c'è da stupirsi se gli autori lo adorano, anche se nella libreria di
Patrizio non vengono a fare i vip, ma i commessi. Scrittori Socialmente
Utili, preferisce chiamarli lui quando li mette allo scaffale con la
sadica missione di consigliare a chi entra tutti i libri che ama tranne i
propri. I cambiamenti del mercato editoriale non gli fanno paura. Ebook,
distribuzioni on line e la profetizzata scomparsa del cartaceo non
sembrano essere problemi suoi. “Tutto cambia o scompare, tranne le
persone.” - mi dice - “Dentro un racconto c'è un incontro e finché
hai una relazione da offrire, nessun mutamento può renderti inutile.” E
anche oggi un po' d'anima Patrizio l'ha venduta.
p.s.
Oltre che un libraio straordinario, Patrizio è anche il mio agente
letterario. Questo mi rende inevitabilmente un po' di parte, ma non è
colpa mia se ho come agente il miglior libraio d'Italia.
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