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Heloneida studart
Passaporto per il mio corpo
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Carmélio tortura gli uomini per professione. Il maggiore Fernando gli assegna la
vittima, e lui colpisce con spietatezza cruda, collezionando lacrime e dolore come un entomologo
infernale. Il regime durerà fino al Terzo millennio, dice il maggiore Fernando. E anche se dovesse
crollare, i suoi carnefici non pagheranno: le nuove democrazie rimescolano le
carte e dimenticano.
Una diversa punizione, tuttavia, attende Carmélio. Trovare la donna che è destinato ad amare e apparire ai suoi occhi come il più odioso nemico; essere condannato al suo odio per sempre.
Dorinha è la donna che riassume in sé tutte le donne: l’amata, la figlia, la madre che un giorno l’ha abbandonato nel cesto del bucato. La donna che lo metterà di fronte a se stesso. Un confronto terribile, e definitivo.
Carmélio non ha più alibi, non ha difese. Si spoglia di ogni corazza, si offre inerme, vulnerabile,
alla strada e al mondo. Parte a piedi per il sertão, nel Nordest del Brasile, terra polverosa e nera, patria di ribelli e di
profeti.
Sotto le stelle che giocano alle ballerine, inseguito dai fantasmi delle sue
vittime, Carmélio scioglie la tenebra che gli era cresciuta dentro, scopre gli eccessi e i
pericoli dell’amore.
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“Non esiste amore più grande di quello di una madre per il figlio. Non c’è sentimento altrettanto intenso di quello di un figlio
per la madre.
Se avessi conosciuto la mia, non sarei diventato cera nelle mani del maggiore.
Non avrei stretto un patto con il diavolo.”
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gli alianti
304 pagine, 17,00 euro
isbn 978-88-7168-530-4
Traduzione di Daniele Petruccioli
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Heloneida Studart nasce a Fortaleza, nel Nordest del Brasile, nel 1932. Unica femmina di cinque figli, lascia giovanissima la
città natale e le costrizioni di un’educazione rigida e conservatrice per trasferirsi a Rio de Janeiro e
intraprendere la sua carriera di giornalista e attivista politica. Paga con la
persecuzione e il carcere, durante la dittatura, il suo impegno contro ogni
forma di discriminazione e di oppressione. Dal 1978, continua la sua militanza
come deputato del Partito dei lavoratori brasiliano. Dice di essere diventata
femminista alla faccia di una zia che ripeteva sempre che le donne non hanno
volontà, e scrittrice per le tante ore trascorse in cucina, con la vecchia domestica
nera, ad ascoltare leggende favolose, piene di orrori e sensualità.
Dice di aver sempre lottato per una pace che sia libera
coesistenza tra diversi, nel rispetto delle reciproche diversità.
Quando Heloneida Studart è morta, il 3 dicembre 2007,
il governatore di Rio de Janeiro ha disposto tre giorni di bandiere a mezz’asta. Di suo abbiamo già pubblicato
La libertà è un passero blu e Francobollo d’addio.
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“A cosa serve fare a pezzi un uomo, se poi restano i libri a contaminare il
mondo?”
“Perché non è facile fermare la rivoluzione, ma è facilissimo liquidare i rivoluzionari.”
“Da noi si dice: ‘Donna, non far cenno’, ‘Donna e cagna,
mangia e non si lagna’…” |
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“‘È terribile perdere chi amiamo’ disse piano. ‘La perdita di un amato è una condanna all’inferno’.”
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“Eravamo soldati di una guerra santa. Difensori di una civiltà che doveva schiacciare la testa del serpente – come la donna con la veste blu. Ci avrebbero sempre lodati, decorati, premiati.
Per noi niente tribunali, accuse o sentenze. Nessun giudice impudente ci
avrebbe alzato il dito contro.”
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“Vedevo il futuro con chiarezza. Un giorno il maggiore Fernando e gli altri
militari avrebbero fatto cancellare i loro nomi dalle liste segrete e dalle
buste paga riservate. Sarebbe stato impossibile identificarli. Avrebbero
continuato a fregiarsi delle loro divise sacre e dei loro gradi. Solo noi
saremmo stati maledetti. I nostri nomi sarebbero stati dati in pasto all’odio degli uomini. Peggio: all’odio delle madri. Donne come Açucena, folli di dolore, avrebbero cercato di strapparci la lingua come il falco
all’agnellino.”
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“Lo sguardo di Dorinha era come quello di Mary Astor a Humphrey Bogart nel Mistero del falco; o quello della Bergman sempre a Bogart in Casablanca.
Un amore struggente, un amore a me ignoto. Un amore gratis. Avrei dato la vita
pur di ispirare un amore simile.”
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Pagina a cura di Milena Scaramucci
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