maurizio matrone
Il commissario incantato
Un commissario appena promosso per meriti letterari scrive all’amica Wilma, perché si distragga un po’.
Wilma è partita prima del tempo per il paradiso, e non può più viaggiare tra i libri, come tanto amava fare nella sua libreria, sulla Terra.
Il suo amico commissario le racconta avventure esilaranti capitate a lui, prima e dopo essere entrato in polizia. Avventure con donne dai capelli rossi, tentativi di allevare gatti da pesca, scherzi macabri a una tabaccaia e appostamenti falliti.
Fatti accaduti a Bologna, in anni recenti.
Vicinissimi, nello spirito, a fatti accaduti a Milano, a un giovane scrittore,
novant’anni prima.
Avventure già raccontate in un modo, e riraccontate, ora, con una voce nuova, in un’altra città, in un mondo cambiato.
Come la cover di una canzone.
Come i lampi di un bookjockey geniale e appassionato.
Il migliore omaggio possibile a un grande scrittore di un secolo prima.

Perché la buona letteratura, come ogni forma di energia pulita, è rinnovabile.
 
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gli alianti
224 pagine, 14,50 euro
isbn 978-88-7168-473-4
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Maurizio Matrone, 1966. Verona, Italia.
Ex Poliziotto, laureato in Pedagogia, ha pubblicato i romanzi Fiato di sbirro (1998), Il bolide fantasma (2002, per bambini), Erba alta (2003) e Il mio nome è Tarzan Soraia (2004). Scrive per riviste specializzate e antologie, teatro, saggi sul lavoro del poliziotto in materia minorile. Ha curato alcune edizioni del Police Film Festival organizzato dal Siulp di Bologna e ha collaborato con soggettisti e sceneggiatori di telefilm polizieschi
(La squadra, Distretto di polizia, L’ispettore Coliandro).
Ha tentato di convincere il Ministero dell’Interno a “dipingere” le auto della polizia e dei carabinieri, nell’ambito del progetto “Fai un graffito sulla tua volante”, e ha sognato a lungo di rifondare il gruppo dei Police, del quale avrebbe voluto essere la “voce”. Si sta impegnando a scrivere un nuovo romanzo poliziesco ambientato a Bologna nel caldo marzo del ’77.
Nel 2009 ha deciso di lasciare l'arma per accettare l'incarico di direttore creativo della Fondazione Franco Maria Ricci.

 

“Avventura noir
d’ambientazione dolciaria”
esperimenti
«Mio zio non sembrava affatto convinto di quanto gli avevo descritto; per lui erano soltanto dei buonissimi cioccolattini. E poi, di poesia, lui non sapeva un fico secco.
La cosa è che mi zio era sì un genio, ma era un genio analfabeta».

“Avventura poliziesca un po’ gialla, forse più rosa, ma sicuramente noir”
due imbecilli
«Pausa.
X, spronata dal mio silenzio urlò ‘Franco mi tradisce!’
Mi detti un pugno in testa e involontariamente gridai: ‘Imbecille!’
Ecco l’equivoco. Io avevo rivolto quell’energica battuta a me stesso. Sapevo da una vita che X era terribilmente gelosa di Franco.
Ma X non capì, credette che la mia uscita fosse una risposta alla sua confessione, e mi fu riconoscente del fatto che trovassi imbecille quel porco di suo marito!»

Prima di entrare in polizia.
Avventura formativa
la grande mela
«Per compiere il misfatto migrai a New York. Una città splendida, magnifica, pregna di vita. Ero ospite di un’amica, che, dpo aver saggiato le mie doto, decise che sarei stato un ottimo cacciatore di dote.
Possedevo tutte le qualità:
1) Non sapevo parlare l’inglese
2) Ero bello e sorridente
3) Non ero troppo intelligente
4) Cantavo le canzoni di Lucio Battisti
5) Imbrattavo tele, ma soprattutto...
6) Ero un autentico casanova.
Un paio di sue amiche, per esempio, avrebbero pagato una fortuna per restare incinte!!»