Lo-strappacuore.gif
boris Vian
Lo Strappacuore
Noël, Joël, Citroën sono gemelli, anzi tremelli, teneri mariuoli coccoloni e dispettosi. Nella loro crescita, tuttavia, qualcosa non quadra; l’amore ossessivo di mamma Clementina cancella il mondo reale attorno a loro e finisce per chiuderli in gabbia. Anche il tempo si inceppa: da maggio si passa a giuglio, aprosto, febbrugno, ottembre. Accanto al miracolo di una natura magnifica e scenari di puro incanto, brulica una società orrenda, dove i vecchi vengono messi all’asta e Dio è una sorta di magnaccia che dispensa favori a pagamento.
Grande inno alla libertà e alla fantasia, Lo strappacuore è una Gomorra surreale, un mulinello di meraviglie e barbarie che letteralmente strappano il cuore.
Musica e letteratura erano di casa, in casa del piccolo Vian. Vian compone le prime canzonette da bambino, a undici anni suona la tromba a meraviglia, mette su un complessino con fratelli e amici. Diciannovenne, sbarcca nella magica Parigi degli anni Cinquanta, che contribuisce, con i suoi mille talenti, a rendere ancora più magica. Animato da un vitalismo forsennato, fa di tutto: fonda un locale notturno che accoglie le celebrità del mondo dell’arte, delle lettere e dell’esistenzialismo. Traduce Chandler, Strindberg e Nelson Algren. Scrive di jazz, teatro e varietà. Si laurea in ingegneria cartaria, si sposa, si risposa e riesce perfino a pubblicare presso Gallimard, grazie a Raymond Queneau. Ma i suoi romanzi, seri, surreali e struggenti, sono un fiasco. Lo strappacuore, La schiuma dei giorni, L’autunno a Pechino vendono poche centinaia di copie.
Celebrità e grande scandalo gli verranno invece da un breve, crudelissimo pulp a sfondo erotico, scritto per scommessa e sotto pseudonimo: Sputerò sulle vostre tombe.
Muore non ancora quarantenne, dopo aver scritto cinquecento canzoni, una decina di romanzi, e piéces teatrali, tra cui spicca Generali a merenda. Stroncato da un infarto, proprio durante l’anteprima cinematografica di Sputerò sulle vostre tombe.
MARCOSultra
240 pagine, 12,00 euro
isbn 978-88-7168-514-4
Traduzione di Gianni Turchetta

In copertina immagine di
David Dalla Venezia
Dettaglio del dipinto:
n. 268 (Senza titolo), olio su tela, cm. 40x40, 2000
Se il fiore sta nell’erba
Il grasso sta nel grasso,
Che bella poi la m...
Ma Gesù è proprio il massimo.
Il fieno per le bestie,
La carne a paparino,
Capelli per le teste,
Ma Gesu è il più carino.
Gesù ch’è uno stralusso,
Gesù ch’è sempre in piùsso
Gesù ch’è il vero lusso...
image_52055344.gif
“‘Io sono contro la religione’ disse Giacomorto. ‘Anche se mi rendo conto che in campagna può essere utile’.
Il curato sogghignò. ‘Utile! La religione è un lusso’ disse. ‘Sono questi bruti che vogliono trasformarla in qualcosa di utile’.”
“‘No’ disse Giacomorto. ‘Io sono vuoto. Ho soltanto gesti, riflessi, abitudini. Io voglio riempirmi. Ecco perché psicanalizzo la gente. Ma la mia botte è come la botte delle Danaidi. Non riesco ad assimilare. Io prendo dalla gente pensieri, complessi, esitazioni, e non mi resta niente. Non assimilo; oppure assimilo troppo bene... ma fa lo stesso. Sì, certo, dentro di me conservo parole, contenitori, etichette; conosco i termini che servono a classificare le passioni, le emozioni, ma io non le sento’”.
Crepax2.gif
“Il sentiero costeggiava la scogliera. Ai margini crescevano calamine in fiore e confusacche un po’ avvizzite i cui petali, diventati neri, erano sparsi a terra. Insetti appuntiti avevano scavato nel terreno migliaia di buchini; sembrava di camminare sopra una spugna morta di freddo.”
Gabbia.gif
medium_07032008(003)_Mo#A54.gif
“Girandosi, Andrea vide le tre gabbie. Si alzavano in fondo alla stanza, da cui erano stati tolti tutti i mobili…”
Pagina a cura di Milena Scaramucci
Crepax3.gif
Crepax3.gif