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lello gurrado
La scommessa
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Potrebbe essere l’incubo di uno scrittore: finire rinchiuso per anni nello stesso carcere con un
critico letterario. Un critico che per di più ti conosce e ti segue da sempre, e indovina il finale di tutti i tuoi gialli.
In cella, al refettorio, in infermeria non ti dà tregua: cova propositi sinistri, vuole proporti una scommessa.
Ti sfida a scrivere un giallo davanti a lui, convinto di poter indovinare anche
così chi è l’assassino. La posta in gioco è altissima: la libertà.
Difficile resistere e tu cedi: concepisci la storia, la scandisci sui tasti di
una vecchia macchina da scrivere, subisci le continue interruzioni del critico.
“L’ispettore non mi piace, lo preferisco meno impulsivo”. “No, no, qui non si sogni di cavarsela con una sintesi, voglio gustarmi il dialogo battuta per battuta”.
Intanto Baby Evert, ragazza solare e coraggiosa, muore in circostanze
misteriose, e nella famiglia del suo amante, sposatissimo finanziere
cinquantenne, penetrano spifferi, esplodono uragani.
Personaggi e storie invadono la cornice fin troppo tranquilla e silenziosa del
carcere modello di Santa Vittoria.
Già, ma cosa ci fanno in galera uno scrittore e un critico letterario?
Hanno violato le leggi degli uomini o della letteratura?
Un giallo matrioska che sferra il contropiede all’ultima riga.
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gli alianti
256 pagine, 15,00 euro
isbn 978-88-7168-525-0
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“– Schiavi, lei è un giallista molto corretto. E proprio per questo mi piacerebbe misurarmi con
lei.
– Misurarsi con me? Che cosa significa?
Francesco De Vita prese fiato prima di rispondere.
– È semplice: vorrei proporle una scommessa. Ci penso da quando ho saputo che
sarebbe stato trasferito a Santa Vittoria. Lei, Schiavi, scrive un giallo e io,
prima di leggere l’ultimo capitolo, le dico chi è il colpevole.”
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Lello Gurrado è nato a Bari ed è stato giornalista di lungo corso. Colpito dai risvolti umani dei casi di
cronaca che gli passavano anche troppo velocemente davanti agli occhi, ha
preferito scriverne più a lungo, pubblicando libri di cronaca, cultura e storia (Mamma eroina, Se ho smesso io, Don Mazzi, un prete da marciapiede, Gli sdrogati,
San Siro e la scala del calcio). Con il tempo, è scivolato verso la narrativa, rivelando un gusto peculiare per i giochi
letterari, per i transiti sempre misteriosi tra mondo dei libri e realtà. Dopo aver ucciso una nota libraia milanese in Assassinio in libreria,
costringe un povero scrittore a convivere nella stessa cella con il suo critico
più accanito.
Da qualche anno Lello Gurrado ha lasciato la città e vive lungo una fuga d’acqua da Milano alle montagne.
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“– Un libro si scrive per due motivi: per i soldi o per la gloria. Bene, dei soldi
qui dentro non saprei che farmene; in quanto alla popolarità, diciamo che ne ho acquisita già a sufficienza prima, durante e dopo il processo.
– E non ci sono altri motivi che spingono uno scrittore a creare?
– Lei ne trova altri, professore, oltre alla gloria e al denaro? Provi a dirmene
uno. La ascolto.”
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L’ispettore John Melrose entrò nella stanza con l’impeto di un marine. Si fece largo tra gli agenti che facevano barriera contro
la curiosità dei vicini e, senza smettere di parlare al cellulare, fece cenno al fotografo
di non fare più scatti. Ormai c’era lui. Si chinò sul cadavere.
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“– Quante cose fa uno svenimento…, commentò De Vita, ilare come Schiavi non l’aveva mai sentito.
– Eh sì, anche questo, lo ammetto, è un trucco di noi scrittori. Quando non si riesce a venir fuori da una
situazione intricata con la sequenza logica, si fa ricorso a qualche azione a
effetto. Mi perdoni…”
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Pagina a cura di Milena Scaramucci
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