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walker percy
L’uomo che andava al cinema
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Binx Bolling diffida della realtà, schermo grigio e indifferente. Diffida del prossimo, della normalità a cui è chiamato.
Binx Bolling preferisce il cinema, che ridà senso all’esistenza. Preferisce le belle donne, che strappano ai suoi occhi lacrime di
gratitudine. È la sua via verso la Meraviglia e il Mistero.
Kate Cutrer è vittima di una sinistra magia: trasforma quello che tocca in orrore. Ma quando
tutto è perso, quando gli altri si disperano per lei, è allora, nel momento più nero, che Kate appare come la divina, la donna più affascinante di New Orleans.
Tony Curtis, Rory Calhoun, Bill Holden sono con loro, New Orleans è con loro.
Binx e Kate si riconoscono al volo, si fiutano a lungo, tentano di evitarsi, si
ritrovano.
Un romanzo sulle trappole della modernità, due personaggi indimenticabili, una storia d’amore.
Un grande classico americano.
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“Eppure l’amore si ravviva mentre filiamo a tutta velocità nelle prime ore della sera, diretti verso casa, lungo la costa. Gioia e
tristezza si susseguono, adesso lo so. Bellezza e coraggio producono tristezza,
la bellezza di Sharon e il coraggio di mia zia, e la vittoria spezza il cuore.”
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Walker Percy è nato in Alabama in una famiglia altolocata ma parecchio infelice: il padre si
suicida prima della sua nascita, la madre muore due anni dopo in un incidente
stradale. Lo zio che gli fa da tutore si rivolge a lui citando massime di Marco
Aurelio. Viste le premesse, non stupisce che Walker riveli un temperamento
piuttosto introverso e sensibile, nonché una certa propensione alla sfortuna.
Si laurea in medicina, ma negli anni di tirocinio contrae una brutta forma di
tubercolosi, che lo costringerà a un’interminabile convalescenza. Durante i lunghi mesi a letto legge Kierkegaard e
Dostoevskij, si converte al cattolicesimo e decide di gettare il camice alle
ortiche e diventare scrittore. Studia, scrive e conduce vita ritirata; tra i
suoi grandi meriti, l’aver portato alla pubblicazione Una banda di idioti di John Kennedy Toole.
Percy muore in Louisiana nel 1990.
L’uomo che andava al cinema è il suo capolavoro.
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“Il fatto è che sono proprio felice in un cinema, anche quando proiettano un brutto film.
Altre persone, così ho letto, fanno tesoro dei momenti memorabili della loro vita. Quello che
ricordo io è quando John Wayne uccise tre uomini con una carabina mentre cadeva nella polvere in Ombre rosse e la volta in cui il gattino trovò Orson Welles sulla soglia del portone nel Terzo uomo.”
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minimarcos
352 pagine, 11,00 euro
isbn 978-88-7168-532-8
Traduzione di Eileen Romano
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“Per me tutto è sempre capovolto, come spiegherò più avanti. Quello che viene considerato di solito il momento più bello, per me è sempre il più brutto e viceversa.”
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“Ci fermiamo in una baia e prendiamo un aperitivo sotto le stelle. Non è male decidere di percorrere la strada secondaria, non la grande Ricerca della
felicità ma la piccola e triste felicità degli aperitivi e dei baci, una buona macchinina e una coscia calda e tenera.”
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“Oggi è il mio trentesimo compleanno e sono seduto sulla giostra nel cortile della
scuola, aspetto Kate e non penso a niente. Ora, all’inizio del trentunesimo anno del mio tetro pellegrinaggio sulla terra, sapendo
meno di quanto ne abbia mai saputo, avendo imparato solo a riconoscere la merda
quando la vedo, vivendo in realtà nel secolo stesso della merda, il grande cesso dell’umanesimo scientifico dove i bisogni sono soddisfatti, dove ognuno diventa uno
qualsiasi, una persona calorosa e creativa, e prospera come uno scarafaggio
stercorario, e dove gli uomini sono morti, morti, morti; e dove il disagio
occupa perennemente il cielo come una pioggia di pulviscolo radioattivo e dove
la gente teme in realtà non che si faccia esplodere la bomba ma che non lo si faccia - in questo giorno
in cui compio trent’anni, non so nulla e non mi resta altro da fare che cadere in preda al
desiderio.”
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Pagina a cura di Milena Scaramucci
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