edgar hilsenrath
Il nazista & il barbiere
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Ecco a voi Max Schulz: poveraccio ariano, occhi da rospo e naso a becco, figlio di padre ignoto. Il suo migliore amico: Itzig Finkelstein, biondo, occhi azzurri, ebreo, figlio di un ricco barbiere.
Nel terzo Reich, Max Schulz fa carriera: SS, brigate nere, specialista sterminatore in Polonia. In Polonia, nel terzo Reich, Itzig Finkelstein e famiglia vengono sterminati.
A guerra finita, Max Schulz dribbla magistralmente russi e partigiani e torna a Berlino. Ricercato dal nuovo governo come criminale di guerra, decide di cambiare identità.
“In fondo, sono sempre stato un idealista” pensa Max Schulz. “Un idealista che preferisce schierarsi accanto ai vincitori. E sono gli ebrei che hanno vinto la guerra”.
Si fa tatuare un codice di Auschwitz sul polso, si fa circoncidere. D’ora in avanti, sarà Itzig Finkelstein, barbiere ebreo. Riceverà gli aiuti destinati alle vittime dell’olocausto, si avvicinerà al movimento sionista...
Un romanzo provocatorio, pronto a disintegrare convenzioni e tabù. Un intruglio magico di umorismo nero, grottesco, fiabe capovolte, pura poesia. Per denunciare violenza e soprusi ovunque si annidino, contro ogni certificato di innocenza e immunità. Per mai dimenticare l’orrore che è stato, che è e sarà.
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“Io sono Max Schulz, figlio illegittimo, ma ariano purissimo…
Quando posai gli occhi sul Führer per la prima volta, provai uno choc terribile perché lo scambiai per Slavitzki, poi mi dissi, no, non può essere Slavitzki, perché Slavitzki mangia carne e ha un uccello lunghissimo, mentre questo ha un uccello minuscolo ed è vegetariano. E Slavitzki ha gli occhi del bevitore, l’espressione assolutamente vuota… mentre questo ha gli occhi del profeta.”
Edgar Hilsenrath è nato a Lipsia nel 1926. Ebreo d’origine orientale, fugge in Romania con la famiglia per sottrarsi alla minaccia nazista; deportato nel ghetto di Mogilev-Podolski, in Ucraina, vi rimane fino all’intervento dei russi, nel 1944. Schivata una nuova deportazione in Siberia, aderisce al movimento sionista e sale su un treno per la Palestina. Anima errante, riparte per la Francia, dove comincia a scrivere; nel 1951 si imbarca per gli Stati Uniti. Dopo trentasette anni di odissea, rientra finalmente in Germania, e si stabilisce a Berlino, dove vive tuttora. Hilsenrath, l’apolide. Da cinquant’anni forse il narratore più irriverente della Germania. I suoi romanzi sbancavano in tutto il mondo, ma in Germania avevano paura di pubblicarlo. Avevano paura della sua amoralità, immoralità e antimoralità. “Se potessi” dichiara Hilsenrath in una recente intervista allo «Spiegel» “non scriverei così. Mi sento in colpa per essere sopravvissuto”. Il nazista & il barbiere uscì in Germania nel 1976; lo «Spiegel» prima, ma soprattutto lo «Zeit», con l’accorata ‘apologia’ di Heinrich Böll, fecero finalmente giustizia, accogliendo Edgar Hilsenrath tra i grandi scrittori tedeschi contemporanei, accanto a Günter Grass.
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480 pagine, 12 euro
isbn 978-88-7168-495-6
Traduzione di Maria Luisa Bocchino e Marzia Luppi Cortaldo
“Avete idea di come si fucilano trentamila ebrei in una foresta? E avete idea di che effetto può fare a uno che non fuma? Fu così che imparai a fumare.”
“Davanti a quello specchio mi chiesi: ‘Chi sei, tu, veramente?’”
“Ero soltanto  un pesce piccolo, un nervoso, timido pesce piccolo che uccideva soltanto perché era permesso”.
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“Immaginiamo che io sia realmente Max Schulz! E immaginiamo che questo salone sia l’aula di un tribunale! E immaginiamo… io sono l’accusato. Immaginiamo: lei è il mio giudice!”
“Io, Itzig Finkelstein o Max Schulz lo sterminatore, sono in mare da tanti giorni. Vado in Palestina. Perché ora io sono te. Sono Itzig Finkelstein.”
“Io, Max Schulz lo sterminatore, ho baciato la terra. Ho la bocca piena di sabbia. Mi alzo, sputo la sabbia, noto che anche Hanna Lewisohn, accanto a me, sta sputando sabbia, poi, improvvisamente la vedo girarsi: mi butta le braccia al collo e dice: ‘Itzig… siamo tornati a casa!’”
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“Ma perché non capisci? Questo è quello che vogliono le mie vittime. I miei morti. Rivogliono la vita. Loro non vogliono impiccarmi o massacrarmi. O fucilarmi. Nemmeno diecimila volte. Loro rivogliono soltanto la vita. Nient’altro. E io non posso ridargliela. Max Schulz non può restituire loro la vita. Non posso nemmeno toglier loro la paura di morire che hanno avuto. Non è possibile, Wolfgang. Non esiste punizione che possa riconciliarmi con le mie vittime.”
Pagina a cura di Milena Scaramucci
gli altri libri dello stesso autore: La fiaba dell’ultimo pensiero