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«Il pozzo delle trame perdute è il luogo dove combiniamo l’immaginazione dell’autore con i personaggi e le trame in modo che l’insieme abbia senso nella mente del lettore.
In fondo, leggere è un procedimento molto più creativo e fantasioso che scrivere; quando un lettore evoca in sé un’emozione, i colori del cielo al tramonto, o il profumo di una tiepida brezza
estiva sul viso, dovrebbe elogiare sé stesso quanto lo scrittore, o forse di più»
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Jasper Fforde con il fotografo Basso Cannarsa al Festival di Mantova
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Il nostro Very Best of, ovvero:
cosa abbiamo tirato su dal Pozzo
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* Notofono: Anche se l’idea di usare le note a piè di pagina come mezzo di comunicazione fu avanzata dal dottor Faustus già nel 1622, si dovette aspettare il 1856 perché si realizzasse il primo notofono funzionante. Nel 1895 ne fu installata una
versione sperimentale all’interno di Tempi difficili e nel giro di tre anni la maggior parte delle opere
di Dickens fu connessa. Il sistema si stava espandendo rapidamente, fino ad
arrivare al primo collegamento transgenere, inaugurato nel 1915 con grandi
festeggiamenti, tra i generi Dramma umano e Giallo. Da allora la rete è stata estesa e migliorata, ma recentemente l’avvento delle notofonate pubblicitarie e la deregulation dei canali di
informazione e intrattenimento stanno saturando il sistema. Nel 1985 è stata introdotta una rete di notofonia mobile.
Il gatto del Cheshire - Guida giurisfictionaria alla Grande Biblioteca (glossario)
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Mi ritrovai in un grande prato, accanto a un ruscello gorgogliante; salici e
larici si protendevano sulle acque cristalline mentre antiche querce
punteggiavano il paesaggio. Era tiepido, asciutto e delizioso – come può esserlo un perfetto giorno estivo in Inghilterra – e improvvisamente provai una fortissima nostalgia.
«Una volta contemplavo a lungo il panorama» mi riscosse una voce dietro di me. «Ora non trovo mai il tempo».
Mi girai e vidi un uomo alto appoggiato a una betulla argentea: aveva in mano
una copia di «Caratteri mobili», il notiziario di GiurisFiction. Lo riconobbi anche se non ci avevano mai
presentati. Era Perkins, che faceva coppia con Snell in GiurisFiction proprio
come nella serie di gialli Perkins & Snell.
«Salve» disse, porgendomi la mano e sorridendo amichevolmente, «mi chiamo Perkins». Stese un braccio verso l’orizzonte. «Che ne pensa?»
Mi guardai intorno. In lontananza si levavano alte cime innevate, al di sopra di una pianura verdeggiante. Ai piedi delle colline
sorgevano foreste, e un grande fiume scorreva nella valle.
«Meraviglioso».
«Lo abbiamo requisito dalla sezione fantasy del pozzo delle trame perdute. È un mondo completo, scritto per un romanzo intitolato La spada degli Zenobiani. Al di là delle montagne si trovano distese ghiacciate, profondi fiordi e resti di civiltà dimenticate, castelli, roba così. È stato messo all’asta quando il libro fu abbandonato. Non erano ancora stati scritti personaggi o
avvenimenti, il che è un peccato: considerando il lavoro fatto sul mondo in sé, avrebbe potuto essere un best seller. Comunque, se gli Esterni ci hanno
rimesso, noi ci abbiamo guadagnato. Lo usiamo per tenerci i grammassiti e altre
bestiacce che per una ragione o per l’altra non possono vivere nei nostri libri».
«Una riserva?»
«Sì, e anche un posto per studiarli e isolarli: per questo, c’è la parola d’ordine».
«C’è una quantità smodata di conigli» osservai guardandomi intorno.
«Ah, sì» rispose Perkins, incamminandosi sul ponticello di pietra che attraversava il
torrente, «non siamo mai riusciti ad arginare la riproduzione all’interno della Collina dei conigli: se li si lasciasse a sé stessi, il libro si riempirebbe talmente di lagomorfi mangiasoffioni, che entro
un anno una parola su due sarebbe ‘coniglio’. Però Lennie Small si diverte a venire qui quando ha un po’ di tempo».
Risalimmo un sentiero che portava verso le rovine di un castello. Le pietre
franate dal muro di cinta erano coperte di erba, il ponte levatoio era caduto
nel fossato, ormai prosciugato e pieno di rovi. Sopra di noi, quelli che
sembravano corvi volteggiavano
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attorno alla più alta delle torri rimaste in piedi.
«Non sono uccelli» disse Perkins porgendomi un binocolo. «Dia un’occhiata».
Guardai le creature volteggianti che si libravano con grandi ali membranose.
«Grammassiti?»
«Esatto. Ne ho sei coppie che si riproducono, qui. Puramente a fini di ricerca,
ci tengo a sottolinearlo. La maggior parte dei libri ne può reggere tranquillamente quaranta o giù di lì senza risentirne: è solo quando il numero va fuori controllo che dobbiamo intervenire. Uno sciame
di grammassiti può essere devastante».
«Lo so» risposi «sono stata quasi…»
«Attenta!»
Mi spinse da parte, mentre un malloppo di escrementi finì schizzando per terra, a un passo da me. Alzai lo sguardo verso gli spalti
merlati e vidi un uomo-bestia coperto di pelo scuro che ci guardava di traverso
e cacciava grida gutturali strozzate.
«Sono yahoo» spiegò Perkins con disprezzo. «Non hanno propriamente delle buone maniere, e sono molto difficili da educare».
«Dai Viaggi di Gulliver?»
«Già. Quando da opere veramente originali come quella di Jonathan Swift si traggono
nuovi libri, i personaggi vengono spesso duplicati a fini di studio e
consultazione. I personaggi possono essere riaddestrati, ma le creature in
genere finiscono qui. Gli yahoo non sono esattamente i miei preferiti, ma sono
piuttosto innocui: la cosa migliore è ignorarli».
Camminammo rapidamente verso il torrione per evitare altri possibili proiettili
e superammo i bastioni esterni, all’interno dei quali una coppia di centauri pascolava pacificamente. Ci guardarono,
sorrisero e continuarono a mangiare. Notai che uno dei due aveva un walkman.
«Avete anche centauri?»
«Sì, e satiri, trogloditi, chimere, elfi, folletti, driadi, sirene, marziani,
gnomi, goblin, arpie, alieni, troll: tutto quello che le viene in mente». Perkins sorrise. «Moltissimi romanzi inediti sono fantasy, e nella maggior parte dei casi
raccontano di creature mitiche. Quando uno di questi libri viene demolito, in
genere passo dal cortile recuperi. Sarebbe un peccato ridurli in testo».
«Unicorni ne avete?»
«Sì». Perkins sospirò. «A pile. Non so che farne. I potenziali scrittori dovrebbero comportarsi in modo
più responsabile nelle loro creazioni. Posso capire che i bambini scrivano storie
di unicorni, ma gli adulti dovrebbero essere più maturi. Ogni unicorno di ogni racconto demolito finisce qui. Ho pensato a un
adesivo da appiccicare al lunotto posteriore: ‘Un unicorno non è per pagina 27, è per sempre’. Che ne pensa?»
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