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Fulvio Ervas
Finché c’è prosecco c’è speranza
Ferragosto di fuoco per l’ispettore Stucky: in gita tra le colline del prosecco con le belle vicine di casa, si sveglia in un letto non suo, in posizione non consona. Unica certezza, le stelle.
Di ritorno a Treviso, cercando conforto tra i calici, trova il suo oste di fiducia malinconico: non si capacita del suicidio plateale del conte Ancillotto, fornitore di vini d’eccellenza.
Perché dovrebbe suicidarsi, un uomo che ama le donne, camminare, guardare il fuoco e, naturalmente, il vino?
Mentre Stucky indaga a modo suo, conversando con la governante, l’amante a cottimo e il prete, piomba in paese Celinda Salvatierra, tellurica come le terre andine da cui proviene.
È l’unica erede del conte Ancillotto, e semina il panico tra i viticoltori minacciando di sradicare le vigne per impiantare filari di banani a perdita d’occhio.
In una notte di temporale, tre colpi di pistola si confondono con i tuoni. L’ingegner Speggiorin, direttore del cementificio, cade nel fango per sempre.
Stucky intravede i soliti intrighi mondani dietro queste morti innaturali – corna, rivalità, vendetta – ma sa che la vera risposta è nei gas, nel vento.
Nelle bollicine del prosecco, nella polvere che si innalza dai camini del cementificio e si posa su insalate, acque, grappoli dorati.
Nella ruggine che il matto del paese gratta sulle tombe dei concittadini, impartendo benedizioni, ma anche “fragnoccole a destra e a sinistra con palo di robinia…”
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gli alianti
304 pagine, 16,50 euro
isbn 978-88-7168-537-3

“La raccolta deve essere affidata a una squadra di stiratrici di seta, delicate come farfalle. Il grappolo deve essere deposto nelle cassette come un bicchiere di vetro di Murano, delicatamente, in modo che gli acini non si rompano. Il conte operava, al momento della vendemmia, come un direttore d’orchestra e quando le casse venivano caricate sui carri per essere consegnate alle cantine di fiducia, il suo sguardo era quello di un possessivo mercante che osserva la sua carovana di spezie, scortata da masnadieri di fiducia.”
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Fulvio Ervas è nato nell’entroterra veneziano il 23 luglio 1955, senza sapere che Albert Einstein era morto da qualche mese. Quando ne avrà coscienza, si iscriverà a un liceo con la presunzione di doversi costruire una cultura scientifica. Inspiegabilmente attratto da tutti gli animali diversi dall’uomo, si laurea in Scienze Agrarie, con un’inquietante tesi sulla “Salvaguardia della mucca Burlina”. Insegna Scienze Naturali nell’Impero della pubblica istruzione, e di questo ci racconta in Follia docente, ma è assediato da altre storie. In treno, nell’orto, vicende e personaggi gli si affollano in testa, e non gli danno pace finché non si sentono in salvo su una pagina. Insieme alla sorella Luisa ha pubblicato La lotteria (Premio Calvino 2001) e Succulente. Dopo Commesse di Treviso, Pinguini arrosto, e Buffalo Bill a Venezia, Finché c’è prosecco c’è speranza è il quarto romanzo che vede protagonista l’ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano. Fulvio Ervas vive in provincia di Treviso con la famiglia e un numero imprecisato di animali domestici.
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“I pensieri, purtroppo, non si grattano.
La ruggine è più semplice dei pensieri.
Per questo grato…”
“– Allora quella cancellata con la calce, sui muri del cementificio, doveva essere una scritta ingiuriosa.
– Cos’avevano scritto?
Leonardi fece un sorrisetto.
– Una sciocchezza. ‘Polvere eri e polvere tornerai’. Ironico, per un cementificio!
– Forse no.”
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“Ha tagliato di netto il collo della bottiglia, come un corazziere di Napoleone. Capisce? Un matto! Non solo pigiama di seta e tutto il resto: anche una spada s’è portato al cimitero! E lo sa cos’altro c’era accanto al corpo?…”
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“– Tu hai esperienza di armi: chi usa una pistola da tiro per un omicidio ravvicinato?
– Uno che non ha altre armi a disposizione.”
“E mi grato la tomba dell’oste Berto, gran mescitore del paese.
Tutti arrivavano da Berto con una sete vigliacca, che se non trovi un bar aperto potresti ammazzare un prete e siccome il prete era il miglior amico di Berto, l’osteria apriva alle prime luci dell’alba. Anche il sole veniva a farsi un goto prima di cominciare a lavorare, lo sanno tutti che un raggio di sole che parte ci impiega più di otto minuti e venti secondi ad arrivare, ma la verità è che in quei secondi il raggio è passato da Berto.”
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“E mi grato la tomba incrostatissima di
Biz Mariassunta, professione emerita zitella, alta di sponda e bassa di profilo. La Mariassunta, che anche il sottoscritto tentò d’impalmare, ebbe l’invidiabile fortuna di non trovare mai l’anima gemella.”
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“Secondo aveva aperto la sua osteria molto presto e sistemato per bene due sedie, l’una di fronte all’altra. L’alunno Stucky gli aveva chiesto delucidazioni, prima di affrontare la Confraternita…
– Cru e terroir, al momento, mi sfuggono…
– Brut?
– Un vino che non ha superato un concorso di bellezza.
– Cosa dice?!! E il brut nature allora?
– Uno scarafone biologico o biodinamico.
– Lei è completamente impazzito! Extra dry?
– Vino prodotto nelle oasi per il ristoro dei tuareg.
– Demi sec?
– Un vino dopo una lunga dieta.
– Vede che non sa proprio niente?”
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Pagina a cura di Milena Scaramucci
“L’ispettore Stucky, sul cancello di casa, aveva trovato un cuore di cartoncino rosso, appeso con un nastro luccicante.
Le sorelle erano volate via come aquiloni per i cieli dalmati, lasciando la loro firma. La carta era profumata e vergata con la S di Sandra e la V di Veronica, la prima semplicemente puntata e l’altra con un doppio punto esclamativo.
Possibile?”
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