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CHARLES WILLEFORD Erano trascorsi almeno otto anni da quando era passato da Immokalee l’ultima
volta, senza fermarsi, mentre andava in macchina a Fort Myers, ma non gli
sembrava che la cittadina fosse cambiata granché. Sul corso principale avevano
steso uno strato fresco di bitume impermeabile, e Hoke non si ricordava che la
volta precedente ci fossero dei semafori all’incrocio con la secondaria che
portava a Bonita Springs. Ma le case erano sempre vecchie, e su tutto gravava un
sottile strato di polvere. Andò alla prima stazione di servizio e chiese la
chiave del bagno degli uomini all’inserviente, un ragazzetto con la camicia
bianca. |
ampie fronde dell’albero del pepe sostavano sette od otto Messicani. Uno era seduto su uno pneumatico attaccato a un ramo con una corda, tre stavano su un sofà di scarto, ormai privo di cuscini, mentre gli altri se ne stavano in piedi a discutere e a fumare. Era chiaramente un punto di raccolta di chi cercava lavoro, però c'erano solo messicani. Se ti serviva un uomo per un lavoro di un’ora o di una giornata intera, lo andavi a cercare all’albero del pepe. Si trattava di negoziare la paga, poi via che partivi col tuo uomo, o due o tre che fossero. A Miami, a Coral Gables, Liberty City, Coconut Grove, South Miami c’erano parecchi punti di raccolta ufficiosi, ma erano strettamente riservati ai disoccupati di colore. Sotto quell’albero Hoke non vedeva nemmeno un nero. Attraversò il parcheggio per andare a guardare dietro l’albero. Notò una fila di cespugli polverosi che arrivavano alla vita, e più in là una ringhiera di legno proiettata sopra un fossato d’irrigazione pieno di fanghiglia. Era il cesso all’aria aperta, riparato dalla strada dai cespugli. Il terreno era cosparso di palle di giornale accartocciato. Hoke fece una pisciata, poi tornò all’ombra dell’albero. Di là dalla strada c’era una lunga schiera di baracche di cemento, tutte pitturate di rosa o verde pastello, soprattutto rosa. In ogni casa – li poteva vedere attraverso le finestre prive di persiane – c’erano parecchi neri, mentre una marea di bambini giocava nella polvere dei cortiletti. Tre bambini neri ossuti prendevano a calci un pallone, passandoselo senza mai fargli toccare terra. Nessuno rideva. Per quei piccoli haitiani non far toccar terra al pallone era questione di vita o di morte... |