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dan fante
Buttarsi
Cinque anni di duro lavoro sulla pagina buttati al cesso.
L’email è lì, ruvida e bruciante: l’editore ha deciso di sospendere la pubblicazione dell’ultimo libro di Bruno Dante.
Per di più, Bruno è appena riemerso da uno dei suoi periodi a suon di droga di quart’ordine, sesso sordido e alcol.
Ormai senza il becco di un quattrino, incoccia in David Koffman, suo ex capo di larghe vedute che gli offre una scialuppa di salvataggio.
Lanciare in grande stile la Dav-Ko, società di noleggio limousine che scarrozza rockstar, attori e ricconi di Hollywood.
Bruno sfodera grinta, mette in piedi e governa una squadra di ferro.
Diventa confidente di una colta nonnina che lo avvicina a un produttore ben disposto e a una nipote strafiga.
Eppure, al primo incaglio, l’anima nera di Bruno prende il largo, mettendo a rischio uno dei suoi rari periodi di grazia... in una Los Angeles che alterna inferni e paradisi, un romanzo di intensa, allarmante sincerità.
“I suoi romanzi sono ballate di amore e di morte, come lo erano quelli di Bukowski e come lo sono stati quelli di suo padre.” 
Fernanda Pivano, Corriere della Sera
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gli alianti
288 pagine, 16,50 euro
isbn 978-88-7168-538-0

“…Dante? Bruno Dante? Sono Cubby Selby. Mi hai lasciato un manoscritto, qualche settimana fa… e l’altro giorno ho finalmente trovato il tempo di darci un’occhiata. Insomma, per prima cosa lasciami dire che le tue storie mi piacciono. Come immaginerai, sono in molti a chiedermi di leggere la loro roba. La maggior parte, purtroppo, è merda. Scusa la franchezza. Merda pura. Finché la grassa signora non canta invece è buono. Storie di pancia e di cuore. Mi hai commosso… più di una volta. Puoi andare fiero del tuo manoscritto, Bruno. Mi hai detto che ti stavi scoraggiando. Be’, non farlo! Continua a scrivere, qualunque cosa accada. Non smettere mai. Non ti arrendere mai.
Spero che ci ribeccheremo presto da qualche parte.”
Grazie Cristo. Grazie Dio per il  miracolo di Hubert Selby Junior.
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Scrivere, e soprattutto pubblicare il primo romanzo, per Dan Fante – che è nato a Los Angeles nel 1946 – non è certo stato facile.
Confrontarsi con un gigante come suo padre, con un pubblico diffidente, con i propri mille difetti, è stato difficilissimo. Poi, è iniziata la ‘rimonta’.
Da qualche anno, la sua fama è in continua ascesa. 
Ha appena firmato un contratto con la prestigiosa casa editrice Harper Collins, che ripubblicherà e rilancerà in grande stile tutte le sue opere.
Com’è accaduto con suo padre.
“Voltai le spalle alla scena e accesi il computer, per ritrovare le mie storie. Sono Bruno Dante, pensai, scrittore di racconti, un tizio con un libro mai pubblicato, una Pontiac di dodici anni e nient’altro al mondo. Un aspirante di quarantadue anni, che nuota controcorrente. Che ricomincia daccapo per l’ennesima volta.”
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“Mi trovai faccia a faccia con una bottiglia di Mad Dog 20/20. Senza pensarci su, la presi e la pagai alla cassa del reparto alcolici. Mi nascosi insieme a Cisterna dietro una pila di cassette di birra Miller Lite impilate,
svitai il tappo e svuotai la bottiglia.
Questa è terapia, mi dissi.”
“La voce di Jimmy aveva ragione. I miei sogni non valevano un cazzo. Io non valevo un cazzo. Ero un disastro. Un tossico. Un alcolizzato. Un imbecille senza arte né parte. Figlio di un ubriacone, nipote di un ubriacone, fratello di un ubriacone morto.”
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“Avevo un progetto di vita estremamente semplice: guidare e scrivere. Dormire e lavorare. Far soldi. Avrei dato il meglio,
alla Dav-Ko. Come avevo fatto per i racconti, con la pura forza
di volontà, avrei tagliato alcol e Vicodin e avrei dominato le
crisi di rabbia. Avrei tenuto la lingua a freno con il capo e il
suo ragazzo e avrei seguito la corrente.”
…Una fottuta pioggia cosmica di merda.
“– Il mio nome completo è Joyce Childers Smart. Sono una professoressa di letteratura inglese in pensione, non il presidente di una banca, quindi il diminutivo J.C. è più che appropriato. E lei è…?
– Bruno Dante.”
“Ingranai la marcia e iniziai a immettere la grossa limousine nel traffico. – Insomma – dissi, interrompendo un silenzio imbarazzante, nel tentativo di fare conversazione. – Com’è andata dal dottore? Tutto bene?
J.C. ridacchiò. – Be’, sto morendo, Bruno, se proprio vuole saperlo. Ecco come è andata. Posso chiamarla Bruno?”
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“Ci ero cresciuto, a Hollywood, non lo sapeva? Non aveva fatto i compiti? Avevo passato estati intere circondato da scrittori e registi e attori che ingollavano gin tonic nel giardino del mio vecchio, a Malibu, raccontandosi storie di questo tipo, investi-anche-tu-nella-tua-idea, potrai-incassare-l’assegno-mercoledì, all’infinito. Jonathan Dante aveva rotto il naso a un produttore con un pugno, dopo che il cretino gli aveva offerto un contratto sul netto di un film. Il netto era una barzelletta che non faceva ridere.”
Pagina a cura di Milena Scaramucci
Gli altri libri dello stesso autore: Angeli a pezzi, Agganci
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